L’eterno fascino del Trovatore

Preceduto da innumerevoli e coinvolgenti iniziative celebranti il centocinquantesimo anniversario della sua inaugurazione – avvenuta il 12 novembre 1867, con il Guglielmo Tell di Gioachino Rossini – al Teatro Verdi di Pisa è andato in scena Il Trovatore, di Giuseppe Verdi, ottenendo entusiastici consensi. Opera dall’imperituro fascino, incastonata fra Rigoletto e La Traviata, amata dal pubblico di ogni tempo, con la sua storia d’amore, di tradimenti e di vendette, può a pieno titolo definirsi uno dei capisaldi dell’opera romantica italiana, fosca, violenta e tragica. Su libretto di Salvatore Cammarano, tratto dalla tragedia “El Trovador” di Antonio Garcia Gutierrez, vide la sua prima rappresentazione al Teatro Apollo di Roma il 19 gennaio 1853. Venendo allo spettacolo possiamo affermare che, ancora una volta, questo splendido momento verdiano ha espresso tutta la sua magia, anche grazie ad una visione scenico-registica di assoluto rispetto ed effetto del regista Stefano Vizioli che, privilegiando il lato notturno dell’opera, colloca la vicenda in una atmosfera onirica, a tratti claustrofobica, caratterizzante le tragiche solitudini dei protagonisti, al pari delle funzionali scene di Alessandro Ciammarughi, che firma anche i costumi. Musicalmente valida, ha visto una buona prova dell’Orchestra dell’Opera Italiana diretta da Pietro Billi, abile a sottolineare i caratteri dei personaggi. Tra gli interpreti decisamente sugli scudi i personaggi femminili: Silvia Beltrami, bellissima voce, perfetta nel ruolo di Azucena, e Vittoria Yeo, credibilissima Leonora. Completavano la locandina Sergio Bologna (il Conte di Luna), Leonardo Gramegna (Manrico), Francesco Milanese (Ferrando), Simona Di Capua (Ines), Simone Di Giulio (Ruiz), Enrico Gaudino (zingaro) e Gian Marco Avellino (messo). Ottima la prova del Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia, diretto da Martino Faggiani.

gb

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