L’Istituto “Gobetti” commemora la shoah

La giornata della memoria si celebra, come è ormai tradizione, il 27 gennaio di ogni anno, per non dimenticare l’orrore di quanto è accaduto negli anni ’40 del secolo scorso. La Direzione didattica del Liceo Statale “Piero Gobetti” di San Pier D’Arena ha deciso di ricordare in questo anno appena iniziato l’immensa tragedia perpetrata dai nazisti con la collaborazione di fascisti collaborazionisti di vari paesi, ed ha invitato due sorelle, figlie di una sopravvissuta del campo di sterminio di Auschwitz, Tilda e Katia Rousso, a portare la loro testimonianza familiare. L’incontro si è svolto il 28 gennaio nell’auditorium del Centro Civico “Buranello”, ed è stato ripetuto in due parti uguali dato che la capienza della sala non consentiva, per motivi di sicurezza, la contemporanea presenza di tutti gli studenti delle ultime classi. Il prof. Giacomo Costa, dirigente scolastico del Gobetti, ha fatto gli onori di casa citando anche la propria personale esperienza di insegnamento per alcuni anni in una scuola di Vienna in Austria laddove la ricorrenza del cinquantesimo anniversario della liberazione (1995) ha avuto un sapore particolare considerando che non furono pochi gli austriaci coinvolti nello sterminio degli Ebrei. E’ poi intervenuto il dott. Renato Falcidia, presidente del municipio, il quale ha sottolineato come la shoah sia stata una macchia enorme nella storia dell’umanità e come sia fondamentale continuare nella conservazione della memoria affinché tali orrori siano sempre all’attenzione della gente e si eviti l’oltraggio della cancellazione del ricordo. La parola è passata poi alle sorelle Rousso. Per prima ha parlato Katia, che vive in Italia ed ha contribuito alla preparazione del libro scritto dalla sorella Tilda, curandone anche la traduzione in italiano. Ha poi preso la parola Tilda Russo che vive in Belgio. Vincendo a fatica la forte emozione, ha raccontato diversi momenti ed episodi della tragedia vissuta dalla sua famiglia, sottolineando tra le altre atrocità come i nazisti siano stati particolarmente crudeli nel fare bene attenzione ad ingannare gli ebrei che deportavano, lasciando inizialmente credere loro che solo di spostamenti logistici si trattasse, e non di invio verso lo sterminio, questo allo scopo di evitare rivolte o altri segni di ribellione. La loro famiglia, che risiedeva nell’isola greca di Rodi, dovette affrontare un lunghissimo viaggio e pochissimi furono i sopravvissuti allo sterminio sistematico praticato dai nazisti. Tale fu l’orrore visto e subìto dalla loro mamma, ha raccontato Tilda, che per anni non parlò di tutto questo per salvaguardare la loro integrità psicologica, sino a quando, ormai malata gravemente, iniziò poco alla volta a comunicare quanto le era capitato. L’amore delle due figlie per la madre e per il resto della famiglia traspariva da ogni loro parola rendendo la narrazione inaspettatamente dolce, quasi fosse necessario richiamare tanto affetto per compensare almeno parzialmente tutto l’odio che ha marchiato a fuoco indelebilmente le loro vite. Una grande testimonianza che si unisce a quelle che in questi giorni i mass media trasmettono, e noi del Gazzettino siamo grati all’istituto “Gobetti” per aver potuto ascoltare e meditare ancora una volta sulla più grande tragedia degli ultimi secoli di storia. L’augurio che tutti ci facciamo, emerso dall’incontro, è quello che sia risparmiata all’umanità un’altra pagina infernale come quella della shoah. Tuttavia questa speranza nasce dalla certezza assoluta non deformata dal revisionismo che simili tragedie non si possano considerare ormai alle nostre spalle, ma occorra lavorare costantemente affinché la coscienza sia mantenuta vigile, nell’interesse dell’umanità intera.

Pietro Pero

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