Uno splendido “Trovatore” infiamma (ma non asciuga…) il pubblico del Teatro Carlo Felice

La sera del 18 ottobre 1991 il “nuovo” Teatro Carlo Felice riapriva, dopo moltissimi anni, le porte al pubblico in una serata inaugurale rappresentando “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi: ventotto anni dopo, questo melodramma romantico per eccellenza, assente dalle scene genovesi dal marzo 2008 (in un’edizione travagliatissima per motivi sindacali…), ha inaugurato, in una serata di autentica tregenda atmosferica (ma anche alcune repliche non sono state da meno…) la Stagione d’Opera e Balletto 2019/20. Abbiamo assistito ad una rappresentazione di questo capolavoro, riportandone una positivissima impressione: nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice, sicuramente di grande effetto le scene firmate da Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov, abili a sfruttare le smisurate potenzialità della macchina scenica del teatro, nel contesto di una valida regia (a nostro avviso non scevra di qualche forzatura) curata da Marina Bianchi. Ma è nella parte musicale che lo spettacolo eccelle: ottima la prova dell’Orchestra magistralmente diretta da Andrea Battistoni, felicemente ispirato nel sottolineare i caratteri dei personaggi, esaltando nel contempo i momenti intimi dell’opera. Di grande caratura gli interpreti: in primis amiamo menzionare la titanica prova di Violeta Urmana nel ruolo di Azucena, al pari di Massimo Cavalletti, ottimo Conte di Luna. Marco Berti è stato un Manrico vigoroso (la sua “pira” avrebbe meritato una richiesta di bis, da parte di un pubblico non freddo, ma bagnato…), mentre Vittoria Yeo ha delineato una drammaticamente deliziosa Leonora. Non meno all’altezza gli altri componenti la locandina: Mariano Buccino (Ferrando), Marta Calcaterra (Ines) e Didiert Pieri (Ruiz). Si potrebbe correre il rischio nell’esaltare ogni volta la prova del Coro, ma la superlativa prova offerta, non lascia alternativa alcuna. Calorosi, prolungati e meritatissimi applausi al termine.

gb

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