Gli ospedali genovesi in prima linea nella lotta contro il COVID-19

L’emergenza Coronavirus ha fatto scoprire alla popolazione quanto è prezioso il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Un servizio offerto dallo Stato a tutti i cittadini, a differenza di altri paesi ben più grandi e forti economicamente del nostro, come gli U.S.A. dove la sanità pubblica non esiste e per essere curati ci vuole una robusta carta di credito o ci si deve indebitare. I media hanno definito eroi ed angeli i medici, gli infermieri, il personale sanitario e i volontari delle Pubbliche Assistenze che quotidianamente affrontano il virus nelle corsie d’ospedale, nelle case di riposo o nel trasporto dei contagiati, categorie per le quali in passato non sono mai stati spesi troppi elogi, nonostante svolgessero anche prima dell’emergenza il loro lavoro con impegno e professionalità. Spesso si è parlato di mala sanità, senza tenere conto che proprio la sanità in dieci anni ha subito tagli per 37 miliardi di euro, e medici ed infermieri sono stati oggetto di una vera e propria “caccia all’errore” per ottenere con denunce spesso immotivate alla Procura cospicui rimborsi da quelli che oggi sono “angeli”. Certo i comportamenti colpevolmente errati vanno perseguiti, ma non è comprensibile l’accanimento nei confronti di certe categorie professionali, tanto da ridurre significativamente il numero di chi intraprende la specializzazione in chirurgia proprio per il fondato timore di venire coinvolti in lunghe e penose traversie giudiziarie. E’ stato rivalutato il ruolo degli infermieri professionali, uomini e donne che hanno seguito un corso di laurea triennale in scienze infermieristiche e dopo la laurea hanno seguito corsi di aggiornamento e specializzazione, poiché non ci si improvvisa infermieri dei reparti di terapia intensiva, ferristi in sala operatoria o in tutti gli altri settori. Certo anche molti altri lavoratori che quotidianamente assicurano le catene alimentari, dei trasporti, dei servizi, sono a rischio contagio, ma le professioni sanitarie sono a maggior contatto con il virus e con il pericolo di essere contagiati e di portarlo a casa infettando la propria famiglia. A ciò si aggiunge l’impatto emotivo di fronte a tanti decessi ed al come affrontare il momento delicato e triste della comunicazione ai famigliari della morte del loro congiunto. La generazione di chi oggi ha tra i trenta ed i cinquant’anni è in prima linea nell’affrontare con impegno, abnegazione e forza morale questo momento terribile per il nostro Paese ed il mondo intero. Una generazione che l’allora ministro dell’economia Padoa Schioppa definì nel 2007 “bamboccioni“, e la Professoressa Fornero nel 2012 “choosy” ovvero troppo esigenti nella ricerca del lavoro, ebbene quei “giovani” di allora stanno dimostrando nei fatti di essere molto diversi, se ad ogni appello per qualche centinaio di medici e infermieri da inviare nelle zone a maggior rischio rispondono in migliaia, e se quelli di loro che colpiti dall’infezione e guariti non vedono l’ora di tornare al lavoro per dare una mano ai colleghi. Come possiamo aiutarli? Rispettando le norme igieniche e di distanziamento sociale, ma anche con una donazione in denaro ai nostri ospedali: Policlinico San Martino, Ospedale Galliera e ASL3 (per gli altri ospedali Scassi, ecc.), tutti hanno una pagina internet dedicata alle donazioni con indicato numero di conto e IBAN a cui indirizzare il bonifico e condividono questo comune appello alla popolazione per una raccolta fondi destinata all’emergenza COVID-19:

“Per fronteggiare questa emergenza sanitaria, i medici, gli infermieri e tutto il personale non sanitario hanno messo in campo azioni straordinarie, ma la prova che stiamo affrontando è ardua e richiede l’aiuto di tutti. Abbiamo bisogno di aumentare i posti letto dedicati nel reparto di malattie infettive, allestire nuove aree di terapia intensiva e di pronto soccorso, ottenere dispositivi di protezione individuale, assumere medici, infermieri e operatori sanitari, supportare la ricerca per curare questa malattia. Per rispondere ora in modo tempestivo a questa sfida abbiamo bisogno del Tuo aiuto. Tutti in prima linea!”

Fulvio Majocco

4 pensieri riguardo “Gli ospedali genovesi in prima linea nella lotta contro il COVID-19

  • 30 Marzo 2020 in 09:25
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    usa sola precisazione: il servizio non è gratuito per tutti, è a carico di chi paga le tasse ed è gratuito, o meglio rubato, da tutti coloro che le evadono.

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    • 30 Marzo 2020 in 12:44
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      Giusta osservazione, pienamente condivisibile e recepita nel testo. Grazie

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  • 31 Marzo 2020 in 09:47
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    grazie Mauro per l’osservazione. Bisognerebbe che venisse controllata elettronicamente la posizione fiscale dei ricoverati, ed a chi risulta già gravato di sanzioni per aver evaso aggiungere il costo della prestazione sanitaria. A quelli che dichiarano spiccioli da una vita si dovrebbe verificare bene di che cosa campano e comportarsi allo stesso modo come sopra oppure lasciarli in attesa ancora più lunga degli altri, ecc.
    Purtroppo lo stato democratico non riesce a comportarsi in maniera così rigorosa e forse anche questo è il prezzo da pagare per potersi esprimere e vivere liberamente, ma a qualcuno di questi che io conosco personalmente ho già chiesto di avere almeno la decenza di non lamentarsi della sanità quando ne hanno bisogno. Dico sempre che se fosse per i loro “contributi” saremmo a livello della sanità di qualche secolo fa.
    Va anche detto che sino a quando i furbetti saranno considerati da molti come “beati loro”, nulla cambierà nei loro comportamenti.
    Occorre che tutti ci indigniamo e la smettiamo di pensare sotto sotto che questi facciano bene. Grazie. P

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    • 2 Aprile 2020 in 21:58
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      Stesso discorso vale per asili, scuole, qualsiasi servizio pubblico pagato col sudore della fronte. I “furbetti” non sono furbetti, sono ladri. Spero e invoco forme stringenti di controllo sul pagamento dei tributi per chi usufruisce del bene pubblico.
      Stringiamo i denti e un grosso in bocca al lupo a tutti

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