Michelini: “Ponte di Genova: un modello vincente”

Sull’ultimo numero del Gazzettino Sampierdarenese, da poco uscito nelle edicole, molto spazio è dedicato alla realizzazione del nuovo Ponte polceverasco. Un articolo esplora il ‘modello Genova’, che ha consentito di abbattere tempi e pastoie burocratiche, puntando sul meglio della scienza delle costruzioni e su canoni organizzativi incentrati sull’efficienza e sulla sicurezza: nessun incidente sul lavoro si è verificato e nemmeno il Covid-19 ha fermato questo cantiere che in meno di dieci mesi dall’ultima, spettacolare demolizione ha rimesso in piedi il Ponte tragicamente collassato il 14 agosto 2018 . Un’opera essenziale per l’Italia, non solo per Genova e le sue primarie attività portuali e industriali. Per analizzare questo ‘modello’ ci siamo rivolti direttamente alla fonte: al professionista che nello staff del Sindaco-Commissario Bucci ha l’arduo compito di Responsabile Unico del Procedimento dell’appalto di costruzione. il RUP. L’Uomo del Ponte. Che ha detto sì a questo nuovo modello di appalto, che sta applicando. E che dice no alla burocrazia, al punto che, in un fuori-onda, gli è scappato di dire che per fare le cose presto e bene ha buttato nel w.c. il codice degli appalti pubblici. È Maurizio Michelini, 53 anni (nella foto), eclettico ed empatico presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, cultore delle materie a confine tra ingegneria e diritto. Ha lavorato alla semplificazione normativa per il Governo. Ora è nel gruppo di esperti che supporta la Regione per uscire dall’emergenza Covid-19. Scrive da anni sulla rivista A&B, organo d’informazione degli Ordini degli Ingegneri liguri. Sull’ultimo numero ha affrontato il modello Genova. Ed è da lì che siamo partiti per enucleare le idee portanti di questo nuovo modello organizzativo, tecnico e giuridico, che fa leva sulla buona amministrazione, liberandola da quella cattiva. Il ‘modello Genova’ in questi tempi cupi potrebbe essere il New Deal, il Nuovo Patto capace di sbloccare cantieri, liberare energie e rianimare l’economia (si parla di 80 miliardi di euro di opere già finanziate solo per infrastrutture stradali e ferroviarie). Ma senza tralignare da un rigoroso rispetto dei principi di civiltà. La semplificazione maggiore è intervenuta già all’inizio dell’appalto per la ricostruzione: “la possibilità di appaltare insieme progetto e lavori – spiega il RUP –, indicando le caratteristiche prestazionali e funzionali dell’opera, ma senza entrare nei dettagli esecutivi, lasciando all’appaltatore il compito di curare l’intera progettazione, per fasi e con lavorazioni parallele, assumendo la responsabilità di realizzarla con ogni mezzo, e sotto un forte controllo da parte della struttura tecnica del Commissario. La direttiva UE lo consente, ma in Italia è vietato”. Un pilastro di questo rivoluzionario modello operativo è stata la ‘parallelizzazione’ degli interventi: “Mentre erano in corso i lavori di demolizione, affidati ad altro operatore economico con separato appalto, il costruttore ha potuto già eseguire i sondaggi e predisporre il primo livello progettuale, così da trovarsi preparato quando, a marzo 2019, liberate le prime aree, ha dato inizio all’appalto affidatogli, concomitante per alcuni mesi con quello di demolizione, che si è concluso con la spettacolare esplosione del 28 giugno 2019“. Quando finirà l’appalto? “Ora siamo a maggio 2020 e, nonostante innumerevoli avversità e la delicata gestione delle interferenze con le attività dei periti e consulenti nominati nel procedimento penale (ciò che resta del vecchio ponte è tuttora sotto sequestro, ma solo per elementi di interesse probatorio, grazie alla massima collaborazione con gli uffici giudiziari), è realistico pensare che il nuovo viadotto sarà percorribile a fine luglio“. Innovativa è stata la modalità perseguita per assegnare i due appalti (demolizione e ricostruzione): “Hanno risposto all’avviso per la manifestazione d’interesse dodici operatori economici e due specializzati nella sola demolizione. La consultazione di mercato ha fornito una media economica di 212 milioni di euro. La proposta più economica è stata di Autostrade (150.700.000 euro), quella più alta di Cimolai (362.500.000 euro). L’appalto è stato negoziato e affidato a Pergenova per 202 milioni di euro. È stata presa in considerazione anche la possibilità di consolidare e mantenere alcune porzioni di ponte non crollate, ma le due soluzioni avanzate (per 122 e 144 milioni di euro) non hanno evidenziato una riduzione dei tempi tale da renderle convenienti in termini di rapporto costi-benefici rispetto a una nuova opera, oltre al fatto che il decreto Genova prevede la demolizione delle vecchie strutture“. Qual è stato il metodo di valutazione delle offerte? “La qualità architettonica e ingegneristica ha costituito criterio di forte priorità nella scelta, che ha trovato maggior riscontro nelle soluzioni tecniche proposte dal raggruppamento Cimolai, ideate dall’architetto Santiago Calatrava, e nella proposta del raggruppamento Salini Impregilo, ispirata all’idea dell’architetto Renzo Piano. La scelta è ricaduta su quest’ultima, in ragione della forma delle pile e dell’impalcato, che rispettivamente richiamano la prua e la sezione di una nave e meglio rappresentano l’identità di Genova.” Tutta la relativa documentazione è contenuta nel sito Internet commissariale. Per farsi un’idea della metodologia tecnica si può guardare un bel video su https://youtu.be/Cos3QATqoaI. Per seguire i lavori sono state installate otto webcam: le riprese sono visibili su https://www.pergenova.com/it/index.html.
Sul Gazzettino in edicola migliori dettagli su questa storia.
Marco Bonetti

One thought on “Michelini: “Ponte di Genova: un modello vincente”

  • 15 Maggio 2020 in 16:37
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    Adesso un pensiero alle alle 43 vittime. Il nuovo ponte una prova che quando volere e potere vanno avanti insieme è più facile e veloce: per non dimenticare le vittime forse bisognerebbe dedicare il nome a loro: Ponte43, Ponte dei 43 o per mantenere la genovesita’ : Ponte di Genova. Grazie

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