Piste ciclabili: che “passione”!!

In principio fu quella in corso italia, tuttora fonte di grandi polemiche soprattutto per il posizionamento nella parte di carreggiata adiacente il posteggio per non intaccare nemmeno di un metro la vastissima superficie dei marciapiedi della “promenade” genovese. Si affermò che quella scelta tendeva a privilegiare entrambe le possibilità di movimento dei genovesi, ovvero correre e passeggiare di buon passo assieme a quella di chi desidera andare in bicicletta. Mentre tale scelta pare sia ancora soggetta a modifiche e ripensamenti, ecco che anche nella nostra San Pier d’Arena sono comparse in molte strade le tracce di queste “piste ciclabili”. Lo zelo comunale e municipale nel predisporre queste regolamentazioni deriva, più che dal desiderio di farci diventare tutti ciclisti, dalla necessità di spendere fondi europei stanziati “ad hoc”, per cui occorreva darsi una mossa ed inventarsi spazi adatti in una rete stradale nemmeno da lontano paragonabile a quella del levante cittadino. Ecco dunque che oltre una traccia che si può considerare accettabile in via San Pier d’Arena, in strade di dimensioni decisamente inadeguate anche all’occhio di non esperti sono spuntate strisce che indicano quell’area come pista ciclabile. Le due foto che pubblichiamo sono un po’ gli estremi opposti, ma gli esempi sarebbero molti. In quella concernente via Daste nel tratto accanto alla “Fortezza” oltre gli spazi decisamente angusti si nota pure un bel tombino con relativo avvallamento, per cui l’ipotetico ciclista dovrebbe all’improvviso scartare a sinistra per evitarlo, e nemmeno vogliamo immaginare che cosa potrebbe succedere se sopraggiungesse un’auto in quel momento, cosa molto probabile. Esistono poi situazioni che a nostro avviso sono tragicomiche, come quella di via Giovanetti. C’e solo da augurarsi che non accada nulla di grave e che il buonsenso prevalga in tutti. Ci resta solamente una domanda che rivolgiamo a chi gestisce queste cose: ora che quasi dappertutto sono state create queste “piste ciclabili”, ci sarà qualcuno che obbligherà i ciclisti a servirsene? Già, perché più volte nel recente passato abbiamo segnalato la pericolosità di ciclisti che sfrecciano sotto i portici di via Cantore incuranti di anziani, bambini, donne con carrozzine ecc. Costoro sono spesso ben protetti da caschetto, guanti, ginocchiere ecc. ma chi passeggia nella nostra principale via (e non solo) non lo è certamente e non può aspettarsi di essere travolto da certi microcefali. L’auspicio è dunque che a questa novità seguano adeguati controlli, altrimenti legittima ed auspicabile “passione” per le due ruote si trasformerà in “passione” di ben altro segno, ma per gli investiti, non per chi li colpisce. A settembre riprenderemo l’argomento nella pagine del nostro giornale, e cercheremo di fare un piccolo bilancio sui pro e sui contro di queste scelte.

Pietro Pero

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