San Pê d’Ænn-a comme a l’êa

ezio_ricordoDopo la scomparsa del nostro Ezio Baglini il 13 febbraio 2013, il Gazzettino Sampierdarenese continua a pubblicare i suoi articoli dedicati alla storia antica e recente di San Pier d’Arena. 

La strada dedicata ad un santo che non esiste

Salita San Barborino è dedicata ad un santo che non esiste. Quello che è altrettanto strano è che la guida-annuario dell’archidiocesi include il nome nell’elenco dei santi.
Oggi è generalmente accettata l’ipotesi che il nome provenga da una storpiatura del cognome stesso dei proprietari dei terreni della collina (tenendo presente che prima dell’800 quasi tutta la popolazione era analfabeta e che tra i pochi letterati, gli amanuensi non sempre scrivevano e trascrivevano in maniera chiaramente leggibile). Anche a Savona si venera un “Sant’Adolo”, che fu vescovo; si, il nome Giordano Adolo, ma non Santo e questa attribuzione fu dovuta ad equivoci o forzate interpretazioni d’autori storici.
Esiste nella storia genovese, un tal Guglielmo Barborino che nel 1231 fu inviato dalla Repubblica come castellano e governatore, nel borgo di Capriata (vendutosi a Genova ed a cui aveva giurato fedeltà nella disputa territoriale con Alessandria), ma il nome di tale famiglia, seppur esistente a Genova, presumo non abbia significato o tutt’al più può aver favorito confusione.
Una leggenda raccolta dal cultore e memoria storica del Gazzettino Sampierdarenese Roncagliolo fa risalire (da prendere con le pinze!) al nome di un ortolano residente nella parte alta del vicolo, che si chiamava Silvio Barborino: in via Sant’Antonio aveva messo un cartello col proprio nome abbreviato S. Barborino per indicare come arrivare a lui ed alle sue verdure. Appare ovvio sia una presa in giro verso gli storici e la toponomastica in genere. Ed altrettanto un Borbonino fu nobile genovese che in città combattè contro i Pevere nel 1214.
E nel 1266 un Lanfranco Borbonino era l’ammiraglio genovese la cui famiglia aveva beni in San Pier d’Arena e Sestri; subì una totale sconfitta nelle acque di Trapani, da parte della flotta veneta (1000 morti, 600 prigionieri, 24 galee trascinate a Venezia). Il riscatto genovese avvenne pochi mesi dopo con la vittoria di Obertino Doria.
Sul Gazzettino Sampierdarenese si scrive, a firma di Michele Caldarera, che “il nome deriva da una antica cappella del Patronato dei Fieschi e gli storici ritengono sia una volgarizzazione di Sant’Antonio abate, al quale nei pressi era dedicato un convento con annessa chiesa: chiesa e convento vennero poi successivamente incorporati in edifici privati, costruiti nell’area un tempo occupata da Villa Centurione, costruita nel XVI secolo”. Non è dato sapere dove siano state raccolte queste informazioni che contrastano con il patronato ed il nome della chiesa riferiti concordemente da altre fonti.
Negli scritti più antichi, risalenti al 1200 è scritto che il proprietario di quelle terre scoscese, sia stato tal Borbonoso Bachignone. Quindi lui il propugnatore e fondatore di una grande chiesa, da erigersi nella parte alta dei suoi terreni.
In alcuni documenti la chiesa viene brevemente chiamata san Giovanni di Borbonoso dal nome del suo fondatore: “ecclesia sancti Johannis de Borbonoso” (atto di Guglielmo Cassinense del 21 settembre 1198 “Borbonosus dat et cedit et offert domino Bonefacio archiepiscopo et ecclesie sancti Laurentii fundum ad edificandam ecclesiam in sancto Petro de Arena… in honore beati Johannis evangeliste… (cod A Privilegiorum, fol.74. Archiv.Capitol. Metropolitana).
Prendiamo atto di quanto sopra che in parte inganna offrendo il presupposto che Borbonoso sia il cognome. In realtà cognome dovrebbe essere Becchignoni (o Bachignone, nobile famiglia che nel 1360 unendosi con gli Scotti, gli Oltremarini ed altre meno potenti formarono l’Albergo dei Centurione. Nel corso degli anni, ben quattro dogi Centurione governarono Genova, tutti del ramo Becchignoni. Ascheri scrive che questi nobili erano qualificati di seconda classe perché non possedevano feudi in Liguria, la loro nobiltà proveniva da cariche coperte nel governo, la loro potenza si manteneva con l’appoggiarsi – da cui furono anche chiamati “Tetti appesi” – a famiglie potenti, di prima classe).
Se poi il nome derivasse da Borgognone, dietro ci sarebbe un ramo locale della potentissima famiglia Balbi (Oberto Balbi, fu padre di Borgognone; quest’ultimo morì in data non conosciuta ma nel 1272 era già scomparso; e quindi potrebbe coincidere; negli atti notarili compaiono in quel secolo parecchi Balbi di San Pier d’Arena: un Giovanni testimone e un Rolando, figlio di Issembardo e nipote di Guglielmo ed Urbano).
È quindi più che possibile che, dalla storpiatura nelle riscritture a mano del giusto nome, si sia perduto quello del vero santo della chiesa, Giovanni Evangelista e sia rimasto quello del donatore, ovviamente assente nella liturgia cattolica.

Ezio Baglini

 

5 comments for “San Pê d’Ænn-a comme a l’êa

  1. Edilio Gaggino
    30 maggio 2013 at 09:10

    Caro amico Baglini, io non so se sei in cielo o da quache altra parte, per me sei nel mio cuore come amico e nel mio cervello come sprone a migliorarmi e vivere in serenità con me stesso, di questo ti ringrazio. Mi mancano le nostre chiaccherate sui vari argomenti, principalmente sulla storia della nostra Sampierdarena. Ringrazio e plaudo l’inziativa della redazione del Gazzettino di ripubblicare i tuoi articoli.

  2. Perrone Francesco
    26 giugno 2014 at 13:13

    Semplicemente favoloso, sono arrivato a sampierdarena nel 1968 dove ho prestato servizio nella g.di f. per ben 33 anni. non mi sono mai mosso, innamorato di sampierdarena, dove abito attualmente..forza Samp.

  3. antonio sossella
    10 novembre 2016 at 14:32

    buon giorno io sono nato a sampierdarena osp nel 1937 e stavo in via cantore al N 54 dove ce il palz che noi chiamavamo dei((((( ladri ))) vorrei chiedervi u piacere se avete delle foto delle cassette che cerano li e poi vorrei abbonarmi al gazzettino io ne avrei da contare tante verità del tempo con i tedeschi e molto che nemmeno immaginate se mi rispondente vi sarò grato tanti cari saluti WALTER

    • admin
      admin
      10 novembre 2016 at 17:04

      Cercheremo le foto che lei richiede e magari le pubblicheremo nella pagina San Pê d’Ænn-a comme a l’ea. Per quanto riguarda l’abbonamento trova tutte le indicazioni sul sito.

  4. Laura
    28 novembre 2016 at 13:36

    A proposito di (Sampuerdarena come era) mi sto rendendo conto da un po’ di tempo che i negozi piano piano abbandonano via Buranello ,per non parlare delle altre zone limitrofe , si stanno spostando in via Cantore, quelli che non chiudono definitivamente ,creando così zone deserte dove passano solo auto e autobus. Ciliegina sulla torta un nuovo supermercato in via Malfettani vicino ,parlo di decine di metri ,a un Carrefur, Ekom, Simply, mi chiedo se era il caso di fare aprire un nuovo discount e danneggiare ulteriormente i negozi vicini ,gli abitanti del quartiere sono perplessi solidali con i negozianti amareggiati e come al solito impotenti !

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