È programmata per sabato 7 dicembre l’interessante visita guidata (o ‘passeggiata’) “per scoprire cosa ancora è visibile, o no, della storia industriale di San Pier d’Arena” come spiegano gli organizzatori dell’associazione inGE, il cui meritorio scopo è, da anni, la diffusione della conoscenza del patrimonio di archeologia industriale di Genova e della Liguria. L’appuntamento è in Piazza Barabino alle ore 14:00. “Durante la passeggiata, ci fermeremo presso il Club Fratellanza e Progresso Carbonai per un caffè e per conoscere più da vicino questa storica realtà e il mestiere dei carbunin”. Cosa racconta la passeggiata a San Pier d’Arena’? “Si tratta di un percorso a piedi diverso rispetto a quanto è stato fatto in questi ultimi anni riguardo questa zona della città: in tempi recenti sono stati riscoperti e raccontati i tesori artistici che raccontano, per esempio, cosa hanno rappresentato le ville di San Pier d’Arena per la nobiltà genovese e per il territorio. Allo stesso tempo, sono note le vicende travagliate che questa parte di città ha vissuto dai tempi dell’inizio genovese della Rivoluzione Industriale, da metà Ottocento fino ai giorni nostri”.
Per partecipare è necessario associarsi a inGE. La quota associativa è di 20 Euro/anno con validità 12 mesi (da novembre ’24 a novembre ’25). Iscrivendosi ad inGE si hanno: gratuità sulle visite (salvo costi fissi); agevolazioni su alcuni eventi o libri di settore; accesso ad area riservata sul sito dove si possono leggere approfondimenti sui temi trattati. Per prenotare la visita occorre scrivere percorsi@inge-cultura.org. In riscontro sarà inviata un’email di conferma, ulteriori indicazioni e modulo di iscrizione ove richiesto.
San Pier d’Arena come pochi altri centri nella sua lunga storia è stata stravolta da metamorfosi urbanistiche dettate da trasformazioni sociali ed economiche, che si fecero impetuose e divoratrici già due secoli fa. Quale fu la causa scatenante di questa stratificazione urbanistica, di questo contrasto tra antico e moderno e del senso di straniamento che prova oggi anche l’osservatore più superficiale girando per vie e piazze della Piccola Città, dove il grattacielo convive con la villa tardo-rinascimentale trasformata in scuola o in deposito di legnami e dove la torre di origine medievale della Lanterna convive con la centrale elettrica a carbone avviata nel 1929, ora dismessa? La risposta non è scontata: fu la precoce industrializzazione che già nel primo Ottocento, quasi mezzo secolo prima che nel resto della penisola, avviò San Pier d’Arena a essere la Manchester d’Italia. La culla della Rivoluzione industriale in un’Italia disunita, dove 170 anni fa, nei falansteri della Fiumara ora riconvertiti in centro commerciale, muoveva i suoi primi passi l’Ansaldo. E dove arrivò a passare, connettendola al porto, la prima grande ferrovia dell’Italia preunitaria: la Torino-Genova, realizzata a tempo di record tra 1845 e 1853.
Viene in soccorso di chi voglia saper leggere in modo appropriato il territorio sampierdarenese Guido Rosato, architetto di lungo corso, animatore dell’associazione culturale inGe, ma anche abile autore di pregnanti opere grafiche che spesso hanno a soggetto la composita realtà urbanistica genovese. Con ‘Minolli, bagnini, ferrovieri, operai – Una passeggiata a San Pier d’Arena’, Quaderno n° 4 di Archeologia Industriale di inGe (2023), ricco di belle foto d’epoca e di puntuali osservazioni storiche e tecniche, Guido Rosato ci conduce in un itinerario nella San Pier d’Arena attuale e ci spiega come interpretare le tracce tutt’oggi visibili della sua lunga storia industriale. Fin dall’esordio l’autore avverte: “Non è facile parlare di San Pier d’Arena (…) Basta fare un giro pedonale per il piano stradale del Word Trade Center oppure a Fiumara, dove un edificio falso, a destinazione pesantemente commerciale, ha sostituito un edificio vero, dell’Ansaldo, per sentire un effetto di non città, per capire che qui, più che altrove a Genova, le contraddizioni dello sviluppo urbano si coagulano in un unicum di straniamento, di lacerazioni, di strappi”. Gli esordi di questa storia rimontano ben indietro: “Saranno i Fratelli Ballaydier a impiantare una prima ferriera ai piedi di San Benigno, nel 1832, sarà poi la volta di Taylor e Prandi nel 1846”. Ma com’era prima San Pier d’Arena? “Un’area a vocazione agricola, posta fra un corso d’acqua, il Polcevera e il crinale che la divide dalla città murata, il colle di San Benigno, disseminata di ville patrizie” che “si adagia su una spiaggia con piccoli scali di cantieri”. Poi tutto cambia: “Su questo Paradiso, per i nostalgici dei tempi passati, irrompe il Progresso, con gli interessi economici che comporta. Incombe la Rivoluzione industriale: arriva la ferrovia, da metà Ottocento, e i nuovi collegamenti che passano sotto la Lanterna per connettere via terra il porto all’Oltregiogo. È il primo grande cambiamento”. Guido Rosato, che farà da guida il 7 dicembre, con il suo intelligente viaggio di istruzione ci aiuta a leggere in chiave di storia e, persino, di archeologia industriale la travagliata cronaca di un quartiere, ma anche i bagliori della sua antica magnificenza.
Marco Bonetti
