Chiusura col botto della Stagione d’Opera del Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, dove è andata in scena “La Gioconda” di Amilcare Ponchielli, ottenendo entusiastici consensi. Rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano, l’8 aprile 1876, “La Gioconda” è il tipico esempio di grande opera popolare, a forti tinte passionali e drammatiche, con melodie facilmente orecchiabili: forse l’unica opera di Ponchielli che, nonostante il logorio del tempo esercita tuttora un forte richiamo sul pubblico. L’opera si avvale indubbiamente di un libretto abile di Arrigo Boito – tratto dal dramma “Angelo, tyran de Padoue” di Victor Hugo – che nell’occasione, non pienamente soddisfatto del proprio testo, si firmò con il nom de plume Tobia Gorrio. Del nuovo allestimento coprodotto fra La Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, non possiamo esimerci dall’esprimere assoluto compiacimento per ogni componente dello spettacolo messo in scena. Essenziali e scarne ma estremamente efficaci, le scene di Andrea Belli, dominate da una plumbea laguna con qualche briccola ed uno stendardo con l’alato leone. Rigorosa ed intensa la regia di Federico Bertolani, con costumi pertinenti firmati da Valeria Donata Bettella. Musicalmente di elevatissimo spessore, ha visto nella direzione di Daniele Callegari un autentico punto di forza, con una lettura estremamente attenta anche ad esaltare le qualità dei protagonisti: Saioa Hernández, splendida e temperamentale Gioconda, Anna Maria Chiuri, ottima Laura, convincente oltre misura Agostina Smimmero nei panni della Cieca. Tutta la cattiveria e perversione di Barnaba è stata ben interpretata da Sebastian Catana, così come la protervia sprezzante del personaggio di Alvise Badoero, ottimamente preso in cura da Giacomo Prestia. Per ultimo, non per partigianeria, vogliamo nominare una delle voci più belle dell’attuale panorama lirico internazionale, Francesco Meli: al suo debutto nel personaggio di Enzo Grimaldo ha aggiunto, con la sua mirabile performance, un’altra perla interpretativa nel suo già ricco scrigno. Prolungati applausi e numerose chiamate al proscenio suggellavano uno spettacolo di rara intensità qualitativa.
gb