Commercio Centro Ovest: secco no al progetto di un altro centro commerciale a San Benigno

Dire che i commercianti di prossimità del Centro Ovest (San Pier d’Arena e San Teodoro) sono inviperiti è usare un eufemismo. Il progetto di aprire un altro centro commerciale, questa volta a San Benigno, li ha convinti che a poco servono parole e rassicurazioni. Chiedono il ritiro del progetto, definito “mortale” per quanto riguarda il piccolo commercio già duramente provato dalla crisi e da anni di presenza del centro commerciale Fiumara all’altro capo del territorio. Attraverso un video predisposto da Confesercenti pretendono una chiara e definitiva uscita dal limbo dei vari esponenti politici ad ogni livello. Rimproverano al centro destra “regnante” attualmente a Genova la mancata attuazione delle “vibranti” promesse in campagna elettorale, secondo le quali ogni azione utile sarebbe stata intrapresa per sostenerli mentre in realtà già allora si ipotizzavano soluzioni ben diverse. Alla sinistra attribuiscono un atteggiamento poco collaborativo nei loro confronti, al di là di visite, promesse, calde parole di comprensione delle problematiche esposte. Esponenti di sinistra hanno pure insinuato che le richieste fossero dettate da spirito di “lobby” o casta, evidenziando ancora una volta l’idea inveterata di considerare le battaglie buone o cattive a seconda del (presunto) reddito. I commercianti vogliono dire chiaramente che la loro battaglia non è tanto questione di “categoria”, bensì di sopravvivenza per numerose famiglie sia dei titolari stessi, sia di numerosi dipendenti a cui essi danno lavoro. Tutto ciò senza menzionare (ma lo facciamo noi per loro…) che una strada nella quale il commercio di prossimità chiude diventa una strada morta, preda immediata del degrado. C’è poi la funzione sociale da essi svolta, specie in una città tra le più “vecchie” d’Italia e forse del mondo in materia di età media. Chi favoleggia aperture di mirabolanti strutture commerciali ovunque riesce per un momento a pensare come le dovrebbe affrontare un anziano? Luci che ti accecano, scritte tutte in inglese (manco a dirlo), sbarramenti vari, “fidelizzazione” tramite internet, pagamenti elettronici, giovani commessi che ti parlano a mitraglia come se tu fossi loro coetaneo e ti intendessi di computer e web, imbonitori che ti offrono contratti vari inseguendoti per i saloni, servizi igienici meravigliosi dove non sai che cosa schiacciare per lo sciacquone o per l’acqua calda, e via discorrendo. Naturalmente gli anziani sono in via di estinzione più dei giovani, per cui o si adeguano o scompaiono prima, parrebbero pensare i geni progettisti, ma è proprio così che si affronta il problema della loro vita minuta oppure ci sono altre soluzioni esistenti che già sono ampiamente a loro misura? Si direbbe che invece di venire incontro alla popolazione così com’è, la si voglia invece selezionare accuratamente, per ampliare sempre più le schiere di potenziali consumatori perennemente connessi. Certo, connessi si, ma solo alla “rete” per essere pescati come pesciolini. Il cervello non interessa, specie se ancora pensante e d’epoca.

Pietro Pero

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