Tratto dal romanzo “Die Leiden des jungen Werther” (“I dolori del giovane Werther”) di Johan Wolfgang von Goethe, Werther, dramma lirico romantico di Jules Messenet, è andato in scena al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, letteralmente incantando il fortunato pubblico di una rappresentazione magica. In tempi di messe in scena esageratamente grandiose quanto talvolta incomprensibili, questo Werther reggiano (coprodotto con i Teatri di OperaLombardia, il Teatro Comunale di Modena, i Teatri di Reggio Emilia, il Teatro di Pisa e il Teatro Comunale di Ferrara), è stato un capolavoro di scenografia minimalista all’eccesso, dove il regista Stefano Vizioli e Emanuele Sinisi che ha firmato le scene, hanno immaginato un grande foglio bianco spiegazzato da una mano tanto nervosa quanto infelice. Un foglio sul quale di volta in volta apparivano parole che si susseguivano, scritte con un inchiostro che colando diventava ora lacrime ora sangue. Musicalmente di grande spessore, dove la direzione di Francesco Pasqualetti con ispirata accuratezza ha magistralmente amplificato i sussulti emotivi dei personaggi: Sonia Ganassi ha delineato (come sempre…) una Charlotte esemplare, vocalmente impeccabile, quanto drammaturgicamente credibilissima. Nel ruolo del protagonista, Francesco Demuro ha confermato tutta la sua classe con una prova ai limiti dell’incanto. Buona la prova di Guido Dazzini (Albert) e Maria Rita Combattelli (una tenue e delicata Sophie). Alberto Comes (il Borgomastro), Nicola di Filippo (Schmidt), Filippo Rotondo (Johann), Andrea Gervasoni (Bruhlmann) e Luisa Bertoli (Kathchen) contribuivano degnamente alla magia di questa rappresentazione. Interminabili applausi e chiamate al termine, da un folto pubblico coinvolto fuor di misura.
gb