Alcuni cittadini del civico 32 di corso Martinetti, assieme al noto agente immobiliare Roberto Robuffo, hanno preso l’iniziativa di esporre nell’atrio del loro palazzo la foto di Luigi Andrea Martinetti, caduto per la libertà nei terribili anni in cui l’Italia provava a liberarsi del giogo nazifascista. Erano presenti, con i nipoti di Martinetti (tra cui il dottor Piergiorgio Patri) in rappresentanza della famiglia, la vice presidente del Municipio Centro Ovest Stefania Mazzucchelli, il consigliere Sergio Ghirardi in rappresentanza di ANPI, il ragionier Roberto Robuffo e diversi condomini del civico 32. Il giovane Martinetti, ufficiale dell’Aeronautica Militare, aveva dovuto lasciare il servizio dopo la fatidica data dell’8 settembre del 1943, quando l’Italia chiese agli alleati l’armistizio essendo allo stremo dopo tre anni di guerra voluta dal fascismo a fianco della Germania nazista, I giovani di allora dovettero scegliere tra aderire alla lotta di Resistenza o aderire alla Repubblica di Salò, stato fantoccio creato dai nazisti per mantenere il Duce come simbolo di un passato che l’Italia voleva scrollarsi di dosso. Luigi Andrea Martinetti scelse di aderire alla Resistenza nonostante la forte opposizione della famiglia, e si unì ai gruppi partigiani che operavano nell’ovadese. La sua esperienza militare di ufficiale fu certamente utile, ma in quelle situazioni ognuno doveva adempiere a compiti diversi, anche minori, come quello che gli fu un giorno assegnato. I partigiani avevano catturato un personaggio locale, ben conosciuto come delatore a favore dei fascisti e persona nota per la sua pericolosità. Quella sera toccò a Martinetti sorvegliare il prigioniero e questi, chiedendo di poter espletare un bisogno fisiologico, approfittò di un attimo di distrazione del giovane partigiano, gli strappò la pistola e con quella lo uccise all’istante. Successivamente il fascista fu catturato e giustiziato, ma la vita di Luigi Andrea Martinetti era stata da lui stroncata con l’inganno ed andava ad unirsi a quelle di diversi altri che aveva tradito e consegnato ai nazifascisti. Crediamo fermamente che sia sempre più importante ricordare quanto accadde e quante sofferenze dovettero patire le famiglie italiane per episodi come questo e moltissimi altri, il tutto per poter arrivare alla nostra democrazia della quale godiamo i privilegi tuttora. Essa ha tuttavia una debolezza intrinseca: se la memoria storica non viene mantenuta viva mediante il ricordo e la commemorazione, prima o poi si arriverà a pensare che queste cose siano solo retaggio del passato, sostanzialmente da dimenticare. In tal modo si porranno le basi per ripetere momenti storici terribili perché non ci sarà più chi mette in guardia le giovani generazioni presenti e future insegnando loro a non ripetere sbagli epocali costosissimi in termini di vite, distruzioni, sofferenze immani. Vigilare e ricordare è dunque un dovere. In questo 2025 ricorrono gli ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo. Sia davvero un’occasione di riflessione su quanto sta accadendo in Italia ed attorno a noi, in Europa e nel mondo.
Pietro Pero


Bravo complimenti da Roberto Robuffo Carminati