Tutto il mondo si è commosso quando è stata diffusa dal Vaticano la triste notizia che stamattina alle 07,35 Papa Francesco è spirato. Pur essendo da tempo evidenti a tutti le sue difficili condizioni fisiche, tuttavia l’annuncio ha comunque suscitato un enorme impatto emotivo. Nel prossimo numero cartaceo del Gazzettino pubblicheremo maggiori dettagli sulla luminosissima figura spirituale e soprattutto umana di questo grande Pontefice. Desideriamo solamente sottolineare le caratteristiche di alcuni gesti da lui compiuti in questi ultimi giorni della sua vita. Tre giorni fa, giovedì Santo, ha voluto essere accompagnato a visitare il carcere romano di Regina Coeli dove in passato si svolgeva il rito penitenziale della lavanda dei piedi come fece Gesù, e ad un giornalista che gli chiedeva un rapido commento ha risposto con un filo di voce: “mi chiedo perché loro sono qui e non io..”. Ieri, giorno della Pasqua del Signore, ha chiesto ed ottenuto di effettuare un giro con la “papamobile” in Piazza San Pietro colma di fedeli per dare loro un saluto ravvicinato, contro il parere dei medici curanti. Oggi possiamo dire che quel giro in auto è stato realmente l’ultimo saluto al popolo di ogni provenienza e la sua frase nel carcere è la migliore prova della sua profonda umiltà. La sua nota caratteristica è stata sin dall’inizio del pontificato la parola “tutti“, ovvero il sottolineare come Cristo non sia venuto a salvare solamente una parte privilegiata dell’umanità, ma tutta, di ogni tempo passato presente e futuro. Questo messaggio, occorre dirlo con chiarezza, è spesso divenuto in passato appannato, deformato, distorto, quasi che lo si volesse limitare pur essendo stato chiaramente espresso da Gesù Cristo durante la sua vita terrena e tramandato con i Vangeli. L’enorme emozione che sta suscitando la sua morte è forse già un risultato dell’arrivo di questi meraviglioso messaggio in molti uomini e donne di ogni parte del mondo. Papa Francesco raccoglie ora il premio in Paradiso di questa sua chiarezza ed umiltà, che ha portato avanti pur in mezzo a molte critiche anche dentro la Chiesa. La liturgia funebre ci invita a credere quanto segue: “ai Tuoi figli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata”, dunque Jorge Mario Bergoglio, per tutti noi Papa Francesco, è entrato nella Vita Eterna e ci ha chiaramente indicato la via per conseguirla.
Pietro Pero