Gazzettino Sampierdarenese

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Una convincente “Miseria e nobiltà” scalda il pubblico genovese

Feb 22, 2018

Prolungati ed entusiastici applausi hanno decretato il successo di “Miseria e nobiltà” di Marco Tutino, su libretto di Luca Rossi e Fabio Ceresa, liberamente tratto dall’omonima commedia di Eduardo Scarpetta del 1887, andata in scena, in prima rappresentazione assoluta, al Teatro Carlo Felice. Teatro della vicenda è Napoli, nei giorni  del referendum tra monarchia e repubblica, una città ferita dalla guerra che fatica letteralmente a campare. In tale contesto si confrontano miseria e nobiltà, fino al punto che la prima diventa la seconda se vissuta con onestà ed orgoglio, mentre la seconda diventa la prima se interpretata con arroganza e disprezzo. Capolavoro di ironia, è stato mirabilmente portato in musica da Marco Tutino, con una partitura romantica, intensa ed estremamente scorrevole. Apprezzabilissimo il libretto, con notevoli ed indovinati riferimenti, non sempre velati, come la citazione alla gioia finale del popolo, rapportata alle parole di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ( e, ad una settimana dal voto, è tutto un dire…). Garbata la regia di Rosetta Ciucchi, in un contesto di scene firmate da Tiziano Santi, estremamente efficaci alla descrizione della disperazione imperante. Buona la prova dell’Orchestra diretta da Francesco Cilluffo, così come tutti gli interpreti sia vocalmente che scenicamente, dove fra tutti abbiamo particolarmente apprezzato Valentina Mastrangelo nel toccante ruolo di Bettina, senza nulla togliere agli altri: Francesca Sartorato (Peppiniello), Martina Belli (Gemma), Fabrizio Paesano (Eugenio), Alessandro Luongo (Felice Sciosciammocca), Alfonso Antoniozzi (Don Gaetano) e Andrea Concetti (Ottavio). Dimenticare l’ottima prova del Coro sarebbe un’autentica eresia.

gb  

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