Traviata forever

Opera particolarmente amata dal pubblico genovese – testimoniata anche dal fatto che, dalla sua prima rappresentazione avvenuta al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853, è apparsa per ben 125 volte nei cartelloni dei vari teatri della nostra città – “La Traviata” di Giuseppe Verdi è andata in scena al Teatro Carlo Felice. In una edizione già vista nel dicembre 2016, l’impressione che abbiamo riportato è stata quella di una “Traviata” decisamente fuori dagli schemi: nessuna traccia di eleganti salotti parigini, ma con scene, firmate da Guido Fiorato, che prevedevano al centro del palcoscenico, uno spoglio albero bianco, in un anonimo luogo stilizzato, antirealistico, simbolico e sterile, dominate da vetro e ghiaccio, in un opprimente bianco e nero talvolta contaminato dal rosso del sangue che accompagnava, come in un incubo, un flash-back visionario e spettrale, nel quale il regista Giorgio Gallione collocava la vicenda. Una regia chiaramente non banale, ma a momenti decisamente forte, così come le coreografie di Giovanni Di Cicco. Interessante la direzione musicale di Daniel Smith che, con una apparente lentezza quasi esasperante, scandiva nota per nota ogni attimo di questo capolavoro verdiano. Buona la prova degli interpreti: Lana Kos è stata una credibilissima Violetta, così come Rodrigo Esteves nei panni di Germont e Stefano Secco nel ruolo di Alfredo. Tiutti perfettamente in parte gli altri componenti il cast: Marta Leung (Flora), Paola Santucci (Annina), Didier Pieri (Gastone), Ricardo Crampton (Douphol), Claudio Ottino (d’Obigny), e Manrico Signorini (Grenvil). Al termine prolungati applausi non senza qualche isolato mugugno…

gb

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