Nel segno di un insolito Rossini

Ventiquattresima opera nel catalogo di Gioachino Rossini, “Mosè in Egitto” su libretto di Andrea Leone Tottola, nei giorni del 150° anniversario dalla morte del “Cigno di Pesaro”, è andata in scena al Teatro Verdi di Pisa. Mai rappresentata nel gioiellino dell’architetto Andrea Scala, “Mosè in Egitto” fu composta da un Rossini ventiseienne e vide la sua prima rappresentazione al Teatro San Carlo di Napoli il 5 marzo 1818, cui seguirono numerose revisioni, tanto nella parte musicale quanto nel testo, fino alla versione definitiva in lingua francese che, col titolo “Moïse et Pharaon ou Le passage de la mer rouge” andò in scena il 26 marzo 1827 all’Accadémie Royale de Musique a Parigi. Lo stile di questa fatica rossiniana è spesso maestoso, raggiungendo talvolta accenti sublimi, mentre la grazia e la grande levatura della musica danno risalto al contrasto dei personaggi e delle situazioni. Sulle rive dell’Arno abbiamo assistito ad una rappresentazione di tale pietra miliare del teatro musicale, riportandone una più che lusinghiera impressione. Uno spettacolo di pregio in ogni sua componente: musicalmente ineccepibile nella prova dell’Orchestra della Toscana, diretta con grande personalità dal Maestro Francesco Pasqualetti e dall’ottima prova dei protagonisti, perfettamente amalgamati e pienamente all’altezza dei ruoli: da Alessandro Abis (Faraone) a Silvia Dalla Benetta (Amaltea), da Ruzil Gatin (Osiride) a Natalia Gavrilan (Elcia), da Marco Mustaro (Mambre) a Federico Sacchi (Mosè) fino a Matteo Roma (Aronne) e Ilaria Ribezzi (Amenofi), unitamente ad una maestosa e coinvolgente prova del Coro Ars Lyrica diretto dal Maestro Marco Bargagna. Mirata ed intelligente la regia di Lorenzo Maria Mucci, nel contesto di scene e costumi firmati da Josè Yaque e Valentina Bressan, realizzati con materiali di riciclo forniti dall’Officina Scart di Waste Recycling – Gruppo Herambiente. Entusiastici e prolungati applausi al termine.

gb 

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