Gazzettino Sampierdarenese

Il mensile di San Pier d'Arena online

Coronavirus: percezione del rischio e comportamenti collettivi

Mar 12, 2020

All’inizio del mese di marzo, leggendo gli appelli di molti medici impegnati ad affrontare l’emergenza sanitaria, ci siamo accorti che la situazione nel nord Italia era grave: i casi di infezione da Coronavirus aumentavano in modo esponenziale.Domenica 8 marzo a Genova la passeggiata di corso Italia e la spiaggia di Boccadasse erano affollate da adulti e bambini, per non parlare dei lidi nelle RiviereAnche la movida notturna del fine settimana non ha fermato la solita ressa nel centro storico. A fronte di questo comportamento, si è verificato l’assalto ai supermercati, nonostante le decisioni del governo non prevedessero la chiusura dei negozi di alimentari. Ho cercato di riflettere sul perché da una parte la paura e l’irrazionale abbiano preso il sopravvento, mentre dall’altra parte le persone non abbiano messo in atto semplici misure di autoprotezione affollando spazi comuni, facilitando il contagio interpersonale. Possiamo fare delle ipotesi. Probabilmente, molti si considerano immuni da pericoli, pensando che un incidente sia un fatto eccezionale, una deviazione da una certa normalità. Tuttavia, questo atteggiamento ottimistico può tradursi in errore quando si compiono determinate azioni rischiose, con la convinzione che non si verificherà nessun evento negativo per la salute. Tutti sappiamo che gli incidenti accadono, ma ci comportiamo come se non dovessero capitare a noi, ma piuttosto a qualcun altro.  L’«ottimismo irrealistico» è la tendenza che ha ogni persona nel sottovalutare la probabilità che eventi negativi possano accadere proprio a lei rispetto alla probabilità che accadano ad altri. Questo atteggiamento disadattivo induce visioni distorte della realtà e può produrre effetti negativi per la salute. La distorsione di giudizio forse deriva dal bisogno di ridurre l’ansia del rischio e di mantenere un buon livello di autostima, grazie all’illusione di poter controllare gli eventi. Tra i fattori responsabili dell’ottimismo ci potrebbe essere anche l’esperienza di aver vissuto in passato eventi negativi superati senza danno. Quale relazione esiste tra la conoscenza e il comportamento? Conoscere il rischio è un fattore sufficiente per indurre un comportamento sicuro? I dati che derivano dalle ricerche sul fumo, sull’AIDS e sugli incidenti stradali dicono che la conoscenza è fondamentale per innescare un comportamento preventivo, ma a volte da sola non è sufficiente. La comunicazione del rischio è una fonte importante che può indirizzare il nostro comportamento, tuttavia questo non sempre accade. Le discipline psicologiche provano a studiare e spiegare i meccanismi che generano i comportamenti considerati rischiosi per la salute, nella convinzione che è su questi che si dovrà agire per ottenere il cambiamento degli stessi. Fra i principali ricordiamo il controllo. Alcune ricerche mostrano che gli adolescenti (e non solo loro) credono di avere il controllo della propria salute e per questo hanno una minor attenzione nei riguardi di situazioni pericolose. In questi casi, l’ottimismo irrealistico può portare a sottostimare i rischi derivanti da comportamenti irresponsabili e a non mettere in atto le misure necessarie per proteggersi. Nell’epoca attuale il rischio riveste una molteplicità di forme e significati. Probabilmente affrontarlo tende a sedurre simbolicamente la morte, tracciare i limiti della sua potenza. In questo modo la morte cesserebbe di essere temibile e imprevedibile per trasformarsi in una forza con la quale è possibile negoziare, come se morire dipendesse da una decisione dell’individuo. Che cosa possiamo imparare all’indomani del decreto governativo con la nuova stretta per contenere il contagio da Coronavirus? Che la responsabilità di ogni azione è condivisa, che dai comportamenti di tutti dipendono non solo le sorti del singolo, ma di ogni persona che lo circonda. E che anche io dipendo da voi. Con grande senso civico ascoltiamo gli esperti e seguiamo le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute.

Le lettere alla psicologa vanno spedite all’indirizzo di posta elettronicastudio@dannapsicologa.it

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