“Napoli milionaria”, una notte senza fine

Drammatico atto d’accusa contro la guerra e i suoi effetti collaterali, spaventosamente d’attualità, “Napoli Milionaria”, dramma lirico in tre atti di Eduardo De Filippo, tratto dalla sua omonima commedia, con musiche di Nino Rota, è andata in scena al Teatro Verdi di Pisa, ottenendo un grande successo e, allo stesso tempo, scuotendo non poco le coscienze. Rappresentata per la prima volta il 22 giugno 1977 al Teatro Caio Melisso di Spoleto, in occasione del XX° Festival dei Due Mondi, l’opera ricalca la commedia apparsa nel 1945, narrante la drammatica realtà di una famiglia napoletana sul finire della seconda guerra mondiale e nella città occupata dagli alleati. Accolta dalla critica con contrastanti giudizi, l’opera del raffinato musicista milanese si giova di una musica di alta qualità tecnica, dove emergono richiami a canzoni celebri che delineano il dramma nel colore locale e di echi del jazz come riferimento agli occupanti americani. Spettacolo intenso, duro, ma di un fascino unico, dove questo testo universale di Eduardo De Filippo ci invita a riflettere sulla realtà da noi stessi distante nella quale si annida il vuoto più assoluto, privando l’uomo della sua dignità, ma principalmente della sua umanità. Sicura, scarna ma d’effetto la regia di Fabio Sparvoli, nelle appropriate scene firmate da Alessandra Torella. Di notevole spessore tutti gli interpreti, tra i quali citiamo Salvatore Grigoli (Gennaro), Elena Memoli (Amalia), Gesua Gallifoco (Maria Rosaria) e Alessandro Fantoni (Errico Settebellizze), nel contesto di una direzione d’orchestra coinvolgente allo spasimo a cura di Jonathan Brandani. Prolungati applausi a suggellare un gran bello spettacolo: l’ennesima “trasferta musicale” ben riuscita all’ombra della torre pendente.

gb

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