Nell’ambito della settima edizione del progetto nazionale Per Aspera ad Astra lunedì 25 maggio, alle ore 18:30, andrà in scena al Teatro Gustavo Modena Alice Underground, testo originale ispirato al mondo onirico di Lewis Carroll. Sarà portato in scena con grande efficacia da un gruppo di detenute-attrici della Sezione femminile della Casa circondariale di Pontedecimo. Uno spettacolo che nasce da mesi di intenso lavoro preparatorio e che si vale dell’attenta e sensibile guida di Elena Dragonetti, affermata regista del Teatro Nazionale di Genova. Il nostro Gazzettino a marzo aveva avuto modo di assistere in anteprima allo spettacolo all’interno del carcere. L’effetto teatrale è veramente coinvolgente. La rappresentazione si avvale di una suggestiva narrazione multimediale. Il nudo palcoscenico si trasforma in un’occasione unica di sperimentazione creativa e, nel contempo, di riscatto sociale per le persone coinvolte.
“Fare teatro in carcere permette di toccare nell’intimo la materia di cui siamo composti e al tempo stesso l’essenza della società di cui facciamo parte, nelle sue pieghe più nascoste. È qualcosa che rapisce, nella trasparenza, nella schiettezza, nella manifestazione e nella potenzialità di trasformazione. Le maschere lì sono già cadute e tutto il resto è incontro – commenta Elena Dragonetti, regista dello spettacolo per il Teatro Nazionale di Genova – Alice è la storia di una caduta, di un mondo sottoterra e sottosopra, di chiavi che non aprono porte e di un giardino al di là del cancello. È una storia i cui elementi densi e simbolicamente narrativi si fanno portavoce di una realtà nascosta e sconosciuta ai più. Che il teatro e l’arte possano far da ponte e permettere al carcere di uscire dalle mura e manifestarsi nel mondo di fuori è qualcosa di tanto prezioso quanto potentemente magico”. Le dodici attrici in scena, ognuna protagonista in egual misura grazie alla loro intensa corporeità, più che attraverso le rare parole pronunciate, sono coinvolte in un’azione scenica corale continua, in costante dialogo con la proiezione drammatica dei loro volti in primo piano. Si delinea così una sorta di viaggio collettivo nel sottosuolo dell’inconscio, un percorso che conduce gradualmente alla riemersione dalle tenebre della sofferenza alla chiarezza e alla consapevolezza di sé, oltrepassando le storie individuali di dolore che ciascuna rappresenta. È un’odissea esistenziale immersa nelle visioni simboliche evocate da Lewis Carroll attraverso il mondo di Alice, che invita a un’immersione profonda nella tana del coniglio per riscoprire poi la propria identità e il proprio valore attraverso il potere catartico dell’Arte.
Fino a oggi, 18 maggio, è inoltre visitabile a Palazzo Ducale, nella Sala Dogana, la breve quanto emozionante esposizione-performance creativa Trame sospese. Anche questo evento artistico è opera delle detenute, in collaborazione con Teatro Nazionale, Fondazione Carige e altri enti, istituzioni e associazioni culturali.
Trame sospese, progetto creativo patrocinato anche da AMIU e Regione Liguria, ha come capofila la Cooperativa Sociale Il Biscione nelle persone di Mauro Candela e Livia Botto. Si è sviluppato sin dalla prima decade di aprile attraverso incontri, laboratori, allestimenti e performances, sia all’interno del carcere che a Palazzo Ducale. Validi professionisti (un coreografo danzatore, una mediatrice interculturale, un’esperta in metodologie autobiografiche, e un’educatrice con esperienza ventennale del lavoro in carcere) hanno aiutato le quindici detenute individuate come protagoniste del processo creativo a rielaborare il loro vissuto attraverso l’allestimento di oggetti autobiografici e l’espressione corporea.
Le detenute hanno redatto commoventi messaggi su foglietti, inseriti all’interno di bottiglie di plastica usate, poi appese al soffitto dell’ingresso della Sala Dogana del Ducale. L’intento è quello di istituire un dialogo simbolico con i visitatori che vogliano aprire le bottiglie per leggere il testo contenuto.
“Trame Sospese: sospese come le nostre esistenze, trame come l’intreccio delle nostre storie. Storie un tempo vissute, talvolta cercate, oppure subite. Oggi non sono che le nostre trame sospese, contenute in questo magazzino di corpi’. È con queste parole che una giovane detenuta ha sviscerato il titolo cogliendo l’essenza del progetto – racconta lo scrittore e artista Roberto Baghino, ideatore del progetto – Da parte mia, posso semplicemente aggiungere che lavorare in carcere provoca una strana nostalgia. Viene voglia di tornarci, di lavorarci ancora, una specie di richiamo da un mondo senza maschere, dove ognuno è quel che è, senza per questo incedere nell’idealizzazione di un luogo di angoscia e sofferenza, di rabbia e afasia, un luogo in cui prende forma questa frase di Lewis Carroll… ‘è una ben povera memoria quella che funziona solo all’indietro’. Trame Sospese ha il merito di aver trasformato singole storie in un rito collettivo con uno squarcio sul futuro”.
Roberto Baghino, genovese (1964), è scrittore e operatore culturale. È autore di romanzi in cui la prosa trascolora non di rado in poesia onirica e surreale, come Il sipario di Maissa, Virginia, Storie di cani, Proibiti i lamenti e Storie di un vecchio editore. Ha al suo attivo un’intensa attività teatrale e audiovisiva. Fondatore della rivista Il Cormorano, collabora con la stampa e realizza progetti artistici e musicali. Nel 2022 ha scritto la fiaba Formica per un’iniziativa benefica a favore dell’Ospedale Gaslini di Genova. Saranno pubblicati entro il 2026 altri due suoi lavori: la raccolta di racconti Scheria (Edizioni VP-Sardinia) e il romanzo Stultus (quest’ultimo, edito da Transeuropa, finalista al Premio Xenia Book Fair).
Aercast ha prodotto un docufilm di questa esperienza. Dovrebbe derivarne anche la pubblicazione di un libro scritto da Roberto Baghino, come molti auspicano. Ha rappresentato un momento di notevole intensità sul piano sia creativo che emotivo, l’esibizione coreutica del giovane e talentuoso danzatore Nnamdi Nwagwuin, tenutasi sabato 16 presso la Sala Dogana. Una coreografia da lui creata insieme con la mediatrice interculturale Sandra Blessing Chukwu, ispirata alle esperienze vissute dalle detenute.
“È con grande piacere ed entusiasmo che presentiamo queste due iniziative, che puntano al riscatto attraverso il connubio tra lavoro e arte – spiega la dinamica direttrice della Casa circondariale di Pontedecimo, Paola Penco – Da un lato, il progetto Per Aspera ad Astra, che culminerà il 25 maggio al Teatro Gustavo Modenacon lo spettacolo Alice Underground, offre alle detenute un rigoroso percorso di scavo interiore e l’acquisizione di competenze professionali concrete legate ai mestieri del teatro. Dall’altro, Trame Sospese, le cui opere sono state esposte nella prestigiosa cornice di Palazzo Ducale, utilizza l’arte del recupero per trasmettere un messaggio potente: così come si dà nuova vita a un materiale, nessuna persona è uno ‘scarto’ se inserita in un contesto di cura e stimolo”.
L’appuntamento più atteso, ora, è quello al Teatro Modena di San Pier d’Arena il 25 maggio.
Marco Bonetti