
“Questa giornata resterà scolpita nella storia di Genova”. Con queste parole un commosso Cardinale Bagnasco ha salutato Papa Francesco al termine della Messa solenne che ha concluso la sua visita nella nostra città. La frase, lo conferma chi ha assistito alle varie fasi della giornata, non è assolutamente esagerata. Davvero Genova si è stretta attorno al Pontefice, con un entusiasmo che da molto tempo non si vedeva dalle nostre parti. Il primo momento, subito dopo l’arrivo alle 8,22 al Cristoforo Colombo, è stato intenso: l’incontro con il mondo del lavoro in un capannone dell’Ilva a Cornigliano, per l’occasione sistemato in modo da poter fungere da sala d’incontro per oltre 3000 tra operai, sindacalisti, imprenditori. Bergoglio non ha deluso le attese, ed è subito entrato nel argomento basilare per il suo pontificato, la dignità del lavoro come caposaldo della vita umana, delle famiglie. No ai sussidi dati senza lavorare, ma creare più lavoro pagato giustamente, per evitare situazioni umilianti. Lavoro, non speculazione finanziaria, ha ribadito con fermezza rivolto agli imprenditori. Rappresentanti di operai, sindacalisti, disoccupati, industriali, hanno rivolto domande alle quali egli ha risposto con semplicità e grande partecipazione emotiva, tanto che a non pochi dei presenti luccicavano gli occhi ed hanno poi rilasciato dichiarazioni di speranza nel futuro. L’incontro successivo è stato in Cattedrale, con il clero ed i religiosi, circa 1700 persone. Come già aveva fatto in occasioni analoghe, ha molto insistito sulla necessità che chi consacra la propria vita a Dio lo fa per i fratelli, non per carriera o privilegio, quindi l’unico modo per essere realizzati è quello di imitare la vita di Gesù, che nella sua vita pubblica è rimasto “in strada”, cioè sempre tra la gente anche se insistente ed a volte ossessiva, riservando per sé solo momenti di preghiera a tu per tu con Dio Padre. Il prete che si comporta da “funzionario” non accoglie gli altri, ha proseguito il Papa, citando Santi come Don Luigi Orione, il quale sosteneva che alla fine della giornata il consacrato si deve sentire “come uno straccio” usato sino in fondo dalla gente senza nulla richiedere in cambio. Parole forti, ascoltate dai presenti con attenzione e silenzio assai significativo. Dalla Cattedrale alla Guardia. Bergoglio ha fatto un tuffo nella gioventù, ed ha ascoltato le loro domande, rispondendo con semplicità e direttamente. Ha messo in guardia i giovani dai nuovi templi, le nuove tecnologie ed i loro tranelli, ricordando che più ci si avvicina agli schermi che tutto sembrano darci e meno si guarda l’orizzonte con coraggio di avventurarsi nel grande mare come fecero i navigatori genovesi secoli fa. Il pericolo grande è isolarsi e credere a maestri ingannatori, particolarmente attratti dalla gioventù. Entusiasmo alle stelle e un grande abbraccio sia nella basilica, sia all’esterno dove attendevano altre centinaia di ragazzi. Alle 14 circa pranzo nella “sala del caminetto” vicino alla Basilica, con detenuti, immigrati e poveri, volendo anche nei fatti concreti manifestare la sua priorità annunciata sin dal giorno dell’elezione al soglio pontificio. Nel primo pomeriggio c’è stato il vero cuore della giornata, l’incontro con i bimbi malati del Gaslini, le loro famiglie ed i sanitari che li assistono e curano. Un grande fiore all’occhiello in un Liguria nota per essere regione di vecchi; allora Gaslini diventa simbolo di come l’inizio e la parte finale della vita siano indissolubilmente legate, e sia necessario riscoprire questo aspetto fondamentale per gli equilibri di tutti. Il cappellano del nosocomio ha così riassunto l’atteggiamento del Papa: “ha parlato poco con le parole e molto con lo sguardo, perché di fronte al dolore il primo messaggio si da con gli occhi. Le parole sono inadeguate verso tanta sofferenza”. Infine la grande celebrazione in Piazzale Kennedy. La folla aveva cominciato ad affluire nei dintorni già dalla mattinata ed i portici assieme ai giardini di Piazza Rossetti sono diventati accoglienti per molti in cerca di un poco di refrigerio, poi pochi minuti dopo le 17 è arrivato Papa Francesco con la “papa mobile” passando in tutti i corridoi tra i vari settori, come per voler abbracciare tutti i presenti. Devozione, raccoglimento, commozione, queste le parole per la fase finale di un evento davvero importante per Genova. Un commento ci pare doveroso: la nostra città ha fatto “un figurone”, davvero. In una splendida giornata di sole si è mostrata al Papa in tutta la sua bellezza, e chiunque ha seguito questa giornata pensiamo sarà d’accordo con la definizione di Bagnasco: “una perla racchiusa in uno scrigno composto dai monti e dal mare”. Si, Genova quando vuole sa essere ancora davvero “Superba”, e speriamo lo memorizzino bene coloro che ne assumeranno l’amministrazione dopo le elezioni. Una città così non merita giochetti e calcoli miopi da bassa politica. Essa può ambire ad un ruolo che le deriva dalla sua storia, dalla sua bellezza incredibile, dalla sua posizione assolutamente importante. Ci voleva Papa Francesco per farci ricordare questo? Forse si, ma ora non dimentichiamo questo immenso dono e non gettiamo, “la Perla ai porci” parafrasando un detto evangelico.
Pietro Pero
(Foto Fabio Bussalino, dal sito di Repubblica)