Sui libri di storia si parla in genere d’inizio dell’industrializzazione in Italia tra la fine dell’800 e il primo ’900. Poco più di cento anni fa. Sfugge quasi sempre una vistosa eccezione: San Pier d’Arena. Qui l’orologio della Storia ci riporta molto più indietro. L’Ansaldo – il primo importante gruppo industriale metalmeccanico ad alta tecnologia in Italia (e di gran lunga il più antico tuttora in attività, in campi strategici come il nucleare) – fu costituito qui proprio 170 anni fa. L’accordo fra i soci data infatti al 15 settembre 1852. La società fu però registrata nel gennaio 1853. Con il patrocinio di Cavour sorse così un avveniristico polo d’industria pesante per produrre le prime locomotive e materiale ferroviario. Estenderà enormemente le sue attività: dagli armamenti ai transatlantici (su tutti, il Rex, del 1931). Un’astronave in pieno Risorgimento. Ma l’industrializzazione a San Pier d’Arena iniziò ben prima: è del 1832 – 190 anni fa – la fonderia Balleydier e del 1842 l’opificio meccanico Robertson. E già a inizio ’800 vi operavano saponifici, ferriere e opifici tessili (Rolla, Hadner, Morosini, Speich…). L’Ansaldo fu avviata grazie ai finanziamenti di tre facoltosi e lungimiranti capitalisti genovesi: il banchiere Carlo Bombrini, che dal 1861 al 1882 – fino alla morte – sarà il primo Governatore della Banca d’Italia (evolutasi a partire dalla Banca di Genova, sorta nel 1846, fusa nel 1849 con la Banca di Torino per dare vita alla Banca Nazionale degli Stati Sardi: tutti istituti ininterrottamente diretti da Bombrini); l’armatore Raffaele Rubattino, che nel 1860 fornirà a Garibaldi le navi per la spedizione dei Mille; e il finanziere Giacomo Filippo Penco. Ma la direzione fu affidata al quarto socio, il cui maggior capitale era il genio: il giovane ingegnere Giovanni Ansaldo (1815-1859), di idee liberali, professore di analisi infinitesimale all’Università di Genova. La nuova impresa, che da lui prese nome (Gio. Ansaldo & Co.), rilevò nel 1853 gli stabilimenti metalmeccanici della sua ‘antenata’ Taylor & Prandi, già attiva dal 1846. E già fallita, senza restituire i fondi statali ricevuti, nel quadro della costruzione della prima ferrovia strategica in Italia: la Torino-Genova, poi inaugurata a fine 1853, dopo nove anni di lavori (altro che TAV…). Già nel 1854 l’Ansaldo produsse la prima locomotiva tutta ‘made in Italy’. Fu chiamata, non per caso, San Pier d’Arena. La collaudò di persona Giovanni Ansaldo, che la guidò in incognito. Una città degna di questo nome dovrebbe tributare ogni onore a un figlio così: il pioniere della rivoluzione industriale in Italia. Con la tempra dei Liguri più grandi. Che via o piazza principale gli dedica oggi Genova? Quando giriamo i falansteri dell’Ansaldo convertiti nel centro commerciale di Fiumara dovremmo ricordare che lì 170 anni fa già si forgiava la civiltà delle macchine di cui ora viviamo l’apoteosi. In un’atmosfera degna di Jules Verne o dei sulfurei scenari del capolavoro del muto Metropolis. Di questa storia gloriosa restano ampie testimonianze nell’Archivio Storico Ansaldo a Campi, unico per mole e antichità. E San Pier d’Arena? Ora è un deserto quanto ad attività industriali. Ma per la storia (e, ormai, per l’archeologia) industriale merita la fama di Manchester d’Italia: per il ruolo pionieristico svolto agli albori della rivoluzione industriale, in un’Italia ancora ‘da fare’, quando rarissimi erano i grandi centri industriali fuori d’Inghilterra, di cui Manchester fu la città antesignana già alla fine del ’700. In quell’epoca remota, fiammelle nel buio.
Marco Bonetti
170 anni fa nasceva a San Pier d’Arena l’Ansaldo