Chiude in bellezza il Progetto IANUA, coordinato dal valente medievista Antonio Musarra (a sinistra nella foto). Nel 2024 ha consacrato Genova Città del Medioevo: un anno pieno di iniziative scientifiche e divulgative, a partire dal Convegno ‘L’Impero di Genova’, con la partecipazione dei migliori medievisti internazionali, su tutti il decano Michel Balard. Senza nulla togliere all’History star nostrana, Alessandro Barbero.
Numerose le conferenze e le visite a stupendi siti medievali del centro storico e delle Delegazioni. I tour guidati da giovani, preparati divulgatori scientifici si sono concentrati in tre giornate a metà ottobre ma, visto il successo, ci si attenderebbe che nel 2025 si estendano su più date, secondo il rodato modello dei Rolli Days, di cui è coordinatore scientifico Giacomo Montanari, coordinatore anche del Tavolo della Cultura (a destra nella foto), l’altro giovane Dioscuro del rilancio del tesoro storico-artistico genovese. Entrambi i dinamici professori, ottimi comunicatori, compaiono spesso in programmi televisivi ed eventi mediatici che magnificano, oltreché la cultura, la storia e l’arte, l’immagine stessa di Genova. Ma sempre in termini rigorosamente scientifici.
Il 13 dicembre l’ultima conferenza di IANUA ha avuto persino un risvolto ‘pop’: ha visto convergere al Munizioniere di Palazzo Ducale sia Antonio Musarra che Giacomo Montanari per la presentazione di una peculiare, avventurosa storia a fumetti di Enzo Marciante (al centro nella foto): Genova nel Medioevo, ambientata nella Genova degli aspri contrasti tra Guelfi e Ghibellini tra fine Duecento e primi decenni del Trecento. E ispirata alle fantastiche raffigurazioni di un testo miniato d’intonazione pedagogica di quell’epoca: il Codice Cocharelli, di recente venuto alla ribalta delle cronache e ora oggetto di attenti studi da parte degli specialisti come Antonio Musarra.
Tra i tanti meriti di IANUA c’è anche quello di aver acceso i riflettori sulla letteratura in lingua genovese sin dalle origini. Una scrittura letteraria di alta levatura artistica si rinviene già nell’opera dell’Anonimo Genovese, contemporaneo di Dante, che proprio tra fine Duecento e primi del Trecento si vale del volgare genovese di allora per esprimere una forte poetica civica. Esalta la madrepatria, splendida Repubblica marinara (o meglio, Compagna Communis), che dirama la sua potenza politica e mercantile in una miriade di insediamenti d’Oltremare. E ne sottolinea le vittorie su Venezia.
Le sue 147 poesie in genovese antico ci sono pervenute grazie a un trecentesco manoscritto in pergamena (che reca anche 35 componimenti in latino), scoperto nel 1820 dall’avvocato comunale Matteo Molfino (e detto perciò ‘Codice Molfino’). Vi è un noto precedente di uso del volgare genovese, risalente a circa un secolo prima: il Contrasto con la donna genovese del trovatore provenzale Raimbaut de Vaqueiras (1190). L’Anonimo è tuttavia il primo autore autoctono a esprimersi in lingua patria, capostipite di una lunga serie di scrittori presenti in ognuno dei nove secoli della storia letteraria genovese, come Foglietta, Cigala, Cavalli, De Franchi, Piaggio, Pedevilla, Bacigalupo, Firpo. Sino ai nostri giorni, ininterrottamente.
Un elemento fondamentale che differenzia il genovese da altri idiomi regionali e lo definisce come lingua, è proprio il suo costante uso letterario. Altre letterature locali sono connotate da capolavori, sia in prosa, come quella napoletana (Lo cunto de li cunti di Basile, 1634); sia in poesia, come quella siciliana: famosi alcuni dei 150 testi della sua Scuola poetica (1230-1250). Se non si può forse dire altrettanto di opere letterarie in genovese, almeno allo stato attuale della loro percezione, si deve però constatare che in quelle altre letterature locali più illustri esistono ampie discontinuità (fatto salvo, naturalmente, il contesto colto fiorentino). La letteratura in genovese costituisce un unicum per durata e continuità. Lo attesta una basilare opera di Fiorenzo Toso: Letteratura ligure in genovese e nei dialetti locali. Profilo storico e antologia.
All’Archivio Storico del Comune è in corso fino a domani, 31 dicembre, un’imperdibile mostra (L’Anonimo Genovese e altri tesori medievali) incentrata sul Codice Molfino, esposto insieme con altri testi dei secoli XIII-XV. E, per la prima volta, accostato all’unico frammento pervenutoci di un più raffinato Codice perduto, fornito dall’illuminato collezionista genovese Vittorio Laura. Fra i preziosi testi esposti, una Bibbia miniata in pergamena (fine XIII-inizio XIV secolo) proveniente dalla ricca Biblioteca Brignole-Sale.
Tra le attività scientifico-divulgative a latere della bella mostra, se ne segnalano due, tenutesi il mese scorso: la conferenza Dall’Anonimo Genovese alle prose politiche: forme ed usi del volgare genovese in epoca medievale e il convegno La letteratura in genovese – Aspetti linguistico-letterari, con un omaggio all’Anonimo Genovese, poeta medievale.
La conferenza è stata tenuta il 5 novembre da Stefano Lusito, allora dottorando presso l’Università di Innsbruck, già distintosi con varie pubblicazioni di dialettologia ligure. Da ultimo in collaborazione con l’Accademia delle Lingue Dialettali del Principato di Monaco: l’Antologia della letteratura e della scrittura in lingua monegasca e un lessico della fauna ittica in monegasco. Ha anche collaborato alla stesura del bel volume illustrativo della mostra L’Anonimo Genovese e altri tesori medievali – L’Archivio Storico del Comune di Genova in mostra’ (Tormena Editore), dove si possono leggere le sue osservazioni linguistiche sull’opera dell’Anonimo. Del contesto storico si è occupato Antonio Musarra. Andreana Serra, Responsabile dell’Archivio Storico del Comune, ha raffrontato Codice Molfino e Codice perduto.
I lettori del nostro Gazzettino ricorderanno che Stefano è stato per qualche tempo, da ragazzo, un precoce collaboratore della nostra pagina zéneize, coordinata da Franco Bampi da ben vent’anni.
Il 14 novembre all’Auditorium di Palazzo Rosso si è poi tenuto il convegno internazionale, di cui si è fatto sopra cenno, sulla letteratura in genovese e sui suoi aspetti linguistici, con particolare riguardo alle 12.000 rime (prevalentemente in genovese) del Codice Molfino. E’ stato coordinato da Erica Autelli e Riccardo Imperiale, altri due giovani studiosi genovesi ‘prestati’ all’Università di Innsbruck, che da anni conduce studi sulle varietà liguri per l’elaborazione del dizionario combinatorio gratuito GEPHRAS, presente online, nell’ambito di due progetti finanziati dall’Austrian Science Fund FWF, per un totale di circa 600.000 euro.
Erica Autelli, direttrice di entrambi i progetti, anche docente presso l’Università di Sassari e autrice di vari testi incentrati sul genovese, tra cui Il genovese poetico attraverso i secoli (2021), ha fornito una panoramica sulla letteratura in genovese dal Medioevo ai giorni nostri. Il poeta genovese Alessandro Guasoni (autore, tra l’altro, di recente, dell’Insultario genovese-italiano) ha evidenziato parallelismi tra lessico dell’Anonimo e odierno.
Gli interventi, moderati da Jerôme-Luc Muniglia de’ Giustiniani, sono stati conclusi da Werner Forner, professore emerito dell’Università di Siegen (Germania), Decano della dialettologia ligure. La sua intrigante relazione, molto tecnica, si è incentrata su alcuni aspetti fonetici peculiari dei testi genovesi medievali.
In conclusione, due osservazioni. La prima: attorno all’inestimabile patrimonio culturale genovese si stanno coagulando nuove energie scientifiche multidisciplinari, in armonia con quelle già attive da decenni in campo accademico, con rilevanti apporti da Università estere (in campo linguistico, va almeno menzionata anche quella di Zurigo). Sarebbe bene che l’Università di Genova cogliesse questo trend positivo incrementando attività e collaborazioni nella ricerca e nella docenza. Secondo: all’immenso tesoro dell’opera dell’Anonimo sarebbe ora di dedicare un percorso espositivo stabile e, anche, un’edizione divulgativa, con apparati critici in grado di tradurre per il lettore contemporaneo la magia di quei versi che rappresentano la maggior gloria letteraria della splendida Genova medievale.
Marco Bonetti