Si sa che in inverno, laddove infuriano le bufere di neve e dove le temperature sono a volte siderali, lo stimolo di viaggiare viene meno. Ma questo non certo per gli avventurosi che coltivano entusiasmi e curiosità a volte estreme. Potrei citare, a tal proposito Umberto Nobile, Nansen, Amundsen, Scott, Shackleton, Arnesen, Ousland, Kagge, Skog e altri meno conosciuti che però lasciarono chiare e periture orme in lande popolate da ghiacci fino ad ora, perenni. Di tutti questi personaggi ho seguito (sui libri e non solo) orme ed avventure, alimentando in me una curiosità senza pari. Per colpa loro siamo partiti più volte, in piccoli gruppi di insani, alla scoperta e attraversamento di luoghi aspri, poco popolati e dalla naturale inospitale. Bering mi ha stimolato ad attraversare, tra mille peripezie, la terra più grande al mondo: la Siberia, da lui mappata in oltre diciassette anni di vita, durante i quali oltre trecento uomini, innumerevoli animali ed anche, (poco dopo averla mappata, includendo in quello scritto fatto di sangue, anche l’Alaska) la sua stessa vita. Mentre per colpa di Francesco Negri, (un eccezionale camminatore invernale, dato che alcuni secoli fa da Ravenna raggiunse Capo Nord a piedi) io stesso partii più volte per quel picco roccioso posto al limitare del globo terraqueo, laddove si può sentire il gelido vento che smuove la banchisa polare. Renne, alci, autoctoni lapponi o sami, oggi come 10.000 anni fa, lassù vivono tra intemperie che congelerebbero una foca; e dove, tra paesaggi aspri e spogli, traggono saggiamente il loro sostentamento. Francesco Negri fu il primo in assoluto a lasciare scarne orme in quei territori ghiacciati, seguito poi da Lord Chancellor che a bordo di tre velieri nel 1553, (due dei quali sparirono tra quei densi flutti ghiacciati). Lord Chancellor aprì una nuova via per raggiungere la Cina. Persino un futuro re di Francia raggiunse quel picco a cavallo, partendo da Bruges in Belgio. Dopo di loro, come temerarie formiche, l’umano essere iniziò il suo lungo peregrinare verso nord; quelli meno temerari per ammirare il sole di mezzanotte, mentre quelli che riconoscono all’inverno le sue bellezze, per ammirare, nella lunga notte polare; lo spettacolo offertoci dal miglior regista dell’universo: l’aurora boreale.
Ecco dunque che, se così analizzato, lo spirito dell’avventura e il viaggio invernale ci appare sotto un diverso interesse e ci spinge a voler conoscere, oltre alla non lontana storia vichinga, palazzi reali, orgogliose scogliere che combattono da millenni quei venti ghiacciati, le renne, orgogliosi animali, belli e superbamente dotati, le alci, lenti ma instancabili camminatori delle nevi, capaci di ipnotizzare lupi affamati per la loro stessa sopravvivenza, rotte del postale Hurtigrutten e quali altre meraviglie? Viva l’inverno e viva i suoi cultori.
Domenico Zeziola
