Raramente ci è capitato di poter citare persone la cui opera tra la gente abbia lasciato un segno davvero indelebile e tuttora fortissimo anche se sono passati oltre 27 anni dall’improvvisa scomparsa. Ci riferiamo a Don Giacomo Chiesa (per tutti “Don Mino”) che è stato parroco di San Bartolomeo del Fossato dal 1980 all’11 gennaio 1998, quando all’improvviso il suo grande cuore di pastore di anime si è fermato. Era una fredda domenica di inverno e come sempre faceva, si alzò di buon mattino perché c’era un gesto da compiere per far proseguire il filone di carità che egli aveva avviato da tempo. Come d’abitudine, un fornaio benefattore lasciava ogni domenica mattina davanti alla porta della canonica del Fossato un sacco pieno di pane e focaccia, destinazione il centro di accoglienza fondato da Don Mino alcuni anni prima. In quei locali parrocchiali affluivano persone bisognose per le quali un gruppo di volontari preparava una calda colazione, quindi era indispensabile avere pane e focaccia perché il cibo fosse sostanzioso, specialmente nella stagione fredda. Quella mattina Don Mino fece ciò che aveva sempre fatto, prese il sacco e lo portò nei locali del centro di accoglienza. Mentre tornava verso la canonica avvertì un senso di malessere e salì nella sua camera stendendosi sul letto con indosso la talare. Qui sopraggiunse l’ultimo momento della sua vita e il suo vero ed unico Amore , Cristo Gesù, lo prese tra le braccia e lo portò in Cielo per sempre. Aveva solo 67 anni. La famiglia chiamò la Croce d’Oro, ma ormai era tardi. Transitò casualmente in auto un altro carissimo sacerdote, Don Sandro Ghigliotti, che notò l’ambulanza e si fermò, intuendo che qualcosa di grave fosse successo. Poté solo benedire la salma di Don Mino e nel frattempo la notizia volava tra tutti coloro che lo avevano conosciuto ed amato, generando uno choc emotivo davvero intenso. La comunità di San Bartolomeo del Fossato, pur traumatizzata, reagì con forza a questa tragedia e resse autonomamente la parrocchia per il tempo necessario alla Curia a reperire un altro sacerdote almeno temporaneamente. Alcuni giorni dopo ci furono le esequie con una partecipazione di folla mai vista prima , segno dell’affetto che Don Mino era riuscito a seminare non solo al Fossato ma anche al Borghetto di Rivarolo (da dove era originario) ed in altre situazioni. A Don Mino fu poi intitolato quel centro di accoglienza che esiste tuttora. Ecco dunque brevemente riassunti alcuni tratti di questa figura luminosa di sacerdote. Il prossimo 26 settembre, alle ore 11 si terrà la breve cerimonia dell’intitolazione a lui di un’area sita accanto al civico 119nero di Via San Bartolomeo del Fossato. Quei giardini diverranno “Belvedere Don Giacomo Chiesa (Don Mino)” e da quel giorno sarà ancor più facile ricordarlo quando si passerà da quel punto. Ci sarà l’organizzazione del Cerimoniale del Comune di Genova che invierà un proprio esponente, il Municipio II Centro Ovest che sarà rappresentato dal Presidente Michele Colnaghi, si ricorderà la figura di questo caro sacerdote anche con interventi di un rappresentante della comunità ed il saluto della famiglia Chiesa. Ci saremo anche noi de Gazzettino e sul nostro numero di ottobre vi forniremo altri particolari sulla cerimonia.
Pietro Pero