“Non ce la faremo”…editoriale del direttore, oggi, sabato

Spero di sbagliarmi, anzi dico scaramanticamente che non ce la faremo, proprio pensando e sperando il contrario. Ma sono irritato da anni ed anni di parole, di affermazioni sugli italiani che sono bravi, che si tirano su le maniche, che resistono a tutto. Eh certo, se hanno resistito ai danni fatti nel dalla politica, dalla burocrazia, dai cosiddetti tecnici…..si, sono davvero inossidabili; hanno forza straordinaria. Hanno superato alluvioni, disastri naturali e soprattutto leggi, leggine, riforme e norme che spesso uno si chiede chi la ha inventate. Perché ci si stupisce della loro assurdità. E che dire della burocrazia che non ha pari al mondo quanto a farragine, complicazione e complessità? Se scende lo spread precipita il benessere degli italiani. Qua anche le cose positive sono diventate negative come l’euro, moneta di per se super positiva ma che, con un folle cambio 2 a 1 ha messo in ginocchio risparmi e consumi. E la stessa Europa, un sogno per me che, da ragazzo, avevo lavorato in politica e in varie associazioni perché diventasse una grande unione capace di stare alla pari con gli Usa, è sogno infranto perché, alla fine, i dettami economici continentali sono davanti a tutti e la speranza di un grande popolo europeo è finito nella pozzanghera delle leggi sulle prese elettriche ed in una serie infinita di regole di carta e sulla carta che ci hanno complicato la vita senza offrirci novità sostanziali indirizzate ad un maggior benessere. Anzi sembrano essere state scritte per complicarci la vita. Avevamo già, noi italiani, regole assurde. Ce ne hanno aggiunto altre anche peggiori. In tutto ciò crolla lavoro, occupazione, economia. Facile affermare che ce la faremo da palchi e davanti a platee stracolme, quando si hanno stipendi robusti e sicuri, garantiti ogni mese si faccia bene o male, mentre per la gente comune una difficile sopravvivenza è già meta ambita. Le iniziative dei legislatori, le riforme sono assolutamente inefficaci a contrastare questa…terza guerra mondiale che ha il volto di una crisi epocale e non immaginabile solo qualche anno fa. Non si vede uno spiraglio, una boa attorno alla quale effettuare il fatidico giro, mentre appare urgentissimo, come per una persona in pericolo di morte tradotta il sala operatoria, non perdere un attimo, produrre interventi efficaci. Si deve cominciare, da…ieri, con iniziative impietose ed immediate. Prima fra tutte, gettate a mare le ipocrisie, rendersi conto che il 60 per cento almeno di norme e leggi è inutile, contro il buon senso e quello pratico. Vanno cancellate ad una ad una, scorrendole come si sfoglia la margherita: questa via, questa pure, questa no, è da conservare. Domani può essere tardi. Il boom italiano è avvenuto quando la politica si è fatta da parte ed ha lasciato al genio italico di inventarsi una società nuova senza ossessioni di dover ogni giorno dimostrare persino che esisti, che sei tu, che non rubi, che non hai brutti pensieri. Neppure il Padre Eterno arriva a tanto. Lui ci ha lasciato e ci lascia liberi…gli “dei” in terra, i “geni” legislatori, no.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com
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3 pensieri riguardo ““Non ce la faremo”…editoriale del direttore, oggi, sabato

  • 14 Marzo 2015 in 08:54
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    Mi sento in piena sintonia con il tuo sfogo, ma il popolo non ha più punti di riferimento credibili è disorientato e non sa come reagire . Io dico che chi ha delle idee innovative o perché no rivoluzionarie non si uniscono per veramente mandare a casa questi cialtroni . VORREI AVERE UN DIBATTITO CON CHI LA PENSA COME NOI!!!

    Rispondi
    • 14 Marzo 2015 in 09:00
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      Grazie. Buona idea. Intanto iniziamo da questo sito a esprimere il nostro pensiero, poi, magari in un prossimo editoriale, potremmo anche lanciare l’idea di un evento dal quale far uscire una sorta di libro bianco sulle cose pratiche da fare, gradite alla gente perché di buon senso ed a prescindere dalla schematizzazione che fa la politica. Il buon senso è trasversale, non è di destra o sinistra..
      d.f.

      Rispondi
  • 17 Marzo 2015 in 08:09
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    Caro Direttore,
    condivido il suo pensiero e con permesso cerco di esprimere parte del mio.
    Sono stufo anch’io di sentire la solita solfa, l’Italia e gli italiani sono capaci di tutto e non serve che l’abbelinato di turno ce lo ricordi. Nel mondo ci conoscono per la generosita’ e per le capacita’ sempre messe a disposizione di chi ne abbia avuto necessita’.
    Pero’ quello che rovina la nostra vita e’ la politica. Quasi che essa fosse un qualcosa che si studia, qualcosa da eletti. Dovrebbe essere un mettersi a disposizione, per un certo tempo, per il bene collettivo. Un po’ come fare l’amministratore di condominio: lo scopo e’ fare in modo che tutti paghino, che il caseggiato stia in piedi e sia manutenuto e oltre alla copertura delle spese e’ giusto ottenere il giusto compenso.
    Perche’ la politica invece e’ solo intrallazzo, promesse e un mezzo per lucrare, per fare la bella vita alle spalle di chi la vita se la conquista giorno dopo giorno?
    E poi ci chiamano cittadini, parlano di senso di responsabilita’…..
    Per me fare politica vorrebbe dire svolgere un compito speciale, sentirsi onorati (e non onorevoli) di avere un impegno cosi’ gravoso. Ma poi tornare alla societa’ civile, capire cosa vuol dire avere un cartellino da timbrare piu’ volte al giorno, barcamenarsi con ferie e permessi, con la vita che tutti dovrebbero fare, tra spese, scadenze e le difficolta’ di tutti i giorni.
    Gli onorevoli quando non vogliono andare presso i loro uffici (ferie, vacanze, malattia) non rendono conto a nessuno. Approvano leggi senza saperne il contenuto, fanno il loro comodi, prendono tanti soldi. E questo lo si chiama lavorare? E sono sempre li’, se escono da un ufficio li ritroviamo promossi in qualche istituzione. Se succede qualche casino nessuno di loro paga, ci pensa la collettivita’ (riecco il “ce la faremo”!).
    Ecco, per me questa e’ incompetenza. Quali siano le soluzioni non lo so ma la gente poi vede con cattivo occhio questi nuovi “ragazzi” che arrivano con entusiasmo, che vogliono trasparenza, che si riducono le prebende. Insomma: fanno quello che noi predichiamo sempre. Eppure li chiamano “grillini”, dicono che sono inesperti (il che e’ da dimostrare, per me sono capaci di capire, studiare i problemi e affrontarli) ma nessuno ha il coraggio di dire ai politici di lungo corso che sono incompetenti!
    Si vive di annuncite, si twitta, si sparano “belinate” a non finire perche’ l’italiano ha la memoria corta, si scorda di tutto. Ma quanti italiano vorrebbero vedere fuori dalle scatole quelli che da decenni hanno, detto e fatto, ridetto e rifatto e sono sempre li’. a proporre soluzioni ai disastri da loro compiuti.
    Un ultimo pensiero sull’euro: da ragazzo, quando si parlava degli Stati Uniti d’Europa, ci spiegavano che l’unita’ avrebbe migliorato tutto.
    L’euro per me, a conti fatti, e’ stata solo una banconota.
    Che unita’ c’e’ stata tra gli stati quando ognuno ha le sue leggi, ognuno la sua sanita’, ognuno il suo sistema previdenziale? Ma dico io (non sono un esperto di economia): non era meglio mettere un tasso di cambi fissi (cosa che storicamente mi pare sia esistita), rimanere con lira, marco, franco, peseta, dracma, etc per un po’ di tempo prima di usare (e capire se usarla) la moneta unica? Sembra che il vantaggio dell’euro sia stato quello di attraversare gli stati senza la necessita’ di passare da un ufficio di cambi. Ci avevano promesso invece che l’economia avrebbe fatto passi da gigante. Se questo e’ il risultato, avrei preferito passare ogni volta in banca per munirmi del conio degli stati europei prima di andare a zonzo per l’Europa.
    Poi ognuno la pensa come vuole.

    Cordialita’

    Stefano

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