Genova: rilancio o degrado? Coraggio o rassegnazione?

centrale_web(foto Gazzettino Sampierdarenese)

Riceviamo e pubblichiamo:
L’entusiasmo per la prossima dismissione della centrale elettrica a carbone, presente da quasi un secolo nel cuore di Genova, ai piedi del suo simbolo, non può lasciare spazio alla rassegnazione data dal subire un’altra pesante servitù. Collocare un petrolchimico e i depositi derivati al centro del Porto, in piena zona di manovra, sotto la Lanterna, è negativo per le attività portuali, oltre che per il rilancio turistico, residenziale, commerciale, industriale della città. Trattare, stoccare e movimentare dentro e fuori del porto, prodotti chimici industriali, rischierebbe di far letteralmente “scappare” le attività riqualificanti, i possibili acquirenti per le nuove aree residenziali, gli stessi terminalisti attualmente siti nella zona della Lanterna e nel bacino Genovese. Le rotte crocieristiche e dei traghetti potrebbero dover cercare attracchi più sicuri, con gravi ripercussioni su tutto l’indotto e sull’occupazione. L’intera città si troverebbe a subire le conseguenze di un’ipotesi deleteria, non solo per Sampierdarena e San Teodoro, ma per tutto l’anfiteatro naturale che si affaccia sul Porto di Genova: da Sampierdarena al centro città. Immaginiamo anche solo i forti odori di un petrolchimico posizionato sotto la Lanterna, e ricordiamoci dove arrivò il forte odore nauseante di cippato di legno stoccato proprio accanto al carbonile dove sono ipotizzati i depositi di prodotti chimici. Meglio avanzare una proposta che favorisca la qualità della vita, il diritto alla salute ed all’occupazione con un rilancio sostenibile della città e del suo porto: Movimentare rinfuse solide in depositi coperti compatibili con l’ampliamento del parco urbano della Lanterna, con realtà museali utili a completare un percorso turistico che, nascendo dal Porto antico, attraverso l’Acquario di Genova, il Museo del mare, il molo crocieristico, il palazzo del Principe, la zona commerciale di Di Negro, troverebbe la sua naturale conclusione presso il simbolo antico della città, appunto la Lanterna. Contrari alla logica del “Dividi et impera” e considerato che con coraggio e determinazione si è chiesta, da tempo ed oggi ottenuta, l’ormai prossima dismissione della centrale elettrica con il ricollocamento delle professionalità occupate. Viene ovvia la domanda: Perché non si è osato chiedere la stessa cosa per un petrolchimico, che da anni è una pesante servitù a danno della vivibilità dei cittadini di Multedo e di tutto il ponente cittadino? Che riconversione avranno, eventualmente, i terreni di proprietà, oggi occupati dai depositi a Multedo?
Maranini Fabrizio (C. Gr. IDV Municipio II Centro Ovest – Comune di Genova)

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