L’editoriale del direttore, stavolta la notizia è… la notizia

Dall’aereo russo probabilmente abbattuto da una bomba inserita nel suo ventre, alla sinistra che si divide o all’economia che prova a risollevarsi attraverso leggi e soprattutto alla buona volontà e lavoro degli italiani senza tuttavia riuscirci, sono molti gli argomenti da trarci spunto per più editoriali. Tante notizie, insomma.
Ecco… notizie: ma cos’è una notizia? Cosa fa notizia?
Riflessione che mi ispira questo editoriale dopo che, in uno dei corsi formativi che tengo ai colleghi, ho trattato proprio il tema della “notizia” non molto tempo fa.
Perché, pare strano tra giornalisti, ma ce n’è più bisogno di quanto si creda pure in una categoria che ha come oggetto di lavoro, appunto, la notizia.
La notizia è raccontare un accadimento che, per quanto contiene, merita di essere conosciuto per elementi o situazioni che lo differenziano dalla consuetudine delle azioni che compiamo e dal modus vivendi “lineare” della società. E’ anche capire cosa c’è dentro un fatto, la sua essenza o il particolare che sfugge ai più e che il giornalista, invece, deve sapere cogliere e rappresentare. Ma notizia è pure riferire il pensiero altrui: dal Papa, al vescovo, agli esponenti politici, come a rappresentanti di pensieri filosofici o presidenti di associazioni benefiche che presentano iniziative solidaristiche o di carità. Importante quest’ultima nota perché non sta scritto da nessuna parte che la notizia debba narrare un fatto negativo. Anzi il corso di cui ho detto sopra era proprio intitolato: “Quando la buona notizia fa notizia”. Ed è news l’idea o l’azione di chi rappresenti qualunque tipo di minoranze, diversità o presunte tali, come il parere della persona cosiddetta comune, quando dica qualcosa di interesse comune, di innovativo, una testimonianza su un evento che abbia vissuto o ne sia a conoscenza approfondita. Poi le notizie possono essere a vari livelli: locali, nazionali, internazionali. Diversi saranno i mezzi di comunicazione ed il risalto, ma una notizia è tale sempre. Ed ogni notizia ha pari dignità di altra. Alcune, locali, presentano persino maggiore valenza sociale di altre internazionali in quanto possono incidere nella vita privata di qualcuno tanto da mutargliela. E ciascun essere umano merita di essere posto al centro del mondo. Diceva un mio indimenticabile e vecchio caporedattore che oggi, purtroppo, non c’è più: “notizie ce ne sono tante; siamo noi giornalisti che non le sappiamo trovare”. Vero: provate a guardarvi in giro: c’è sempre un particolare che colpisce. Recatevi in qualunque posto, anche dove andate mille volte; osservate bene tutto e se quando tornate a casa raccontate subito qualcosa di ciò che avete visto perché vi ha intrigato… ecco questa è una notizia.
E dare una notizia non implica in alcun modo condividerla e, tanto più un giornalista sa fare il suo mestiere, tanto meglio deve rappresentare il pensiero di chi è il suo referente anche quando non sia d’accordo con lui, ma ricordando che compito primario dell’informazione è garantire possibilità di espressione a tutti, anche quando paiono assurde. Mi è successo tante volte! Molte volte ho intervistato assassini, terroristi, corrotti. Persone che hanno agito in maniera indecente e che avrei magari condannato a mille anni di carcere. Ma ho sempre cercato di riferire con precisione ciò che dicevano, anche quando mi sembrava di ribellarmi nell’animo a certe loro affermazioni.
Esempi estremi, certo. Ma questo è per indicare la necessità di rispetto umano e la democrazia, con la consapevolezza che nessuno ci dà l’imprimatur di censori o giudici oppure di esseri superiori in quanto operatori dell’informazione. E chi ci garantisce poi che siamo noi nel giusto e non chi pensa diversamente da noi?
Dovere del giornalista prendere notizie da fonti ufficiali ma anche esercitare una sorta di attività… investigativa per non affidarsi alle apparenze e non recepire ciò che viene indicato dalla varie fonti in maniera acritica. Anzi, la nostra esperienza umana deve servirci a capire meglio le situazioni e non diventare soggetti passivi. Indispensabile perciò una ricerca continua e la verifica della notizia. La mancata verifica costituisce anche una grave violazione deontologica.
Da queste poche annotazioni rispetto alla globalità dell’argomento, pur in un editoriale assai lungo, dimostrano che il mestiere non è facile, anzi è proprio difficile. Anche perché si trattano molti argomenti e si deve scrivere ogni giorno di diversi temi. Per cui l’aggiornamento e l’attenzione a ciò che accade nel mondo è la prima necessità di chi fa informazione ed occorre anche avere referenti specialisti delle materie che si trattano cui rivolgersi per chiedere se è anche tecnicamente esatto ciò che si è scritto.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com
precedenti editoriali:
https://www.stedo.ge.it/?p=19472 (Cellulari e caminetto)
https://www.stedo.ge.it/?p=19528 (Renzi legge il Gazzettino)
https://www.stedo.ge.it/?p=19662 (In crociera con i bimbi)
https://www.stedo.ge.it/?p=19265 (Se fossi re…)
https://www.stedo.ge.it/?p=19229 (Il Giusti poeta e giornalista)
https://www.stedo.ge.it/?p=19185 (Settembre, andiamo)
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https://www.stedo.ge.it/?p=18935 (Fate l’amore non la guerra)
https://www.stedo.ge.it/?p=18856 (Mondo meglio di come appare)
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