L’editoriale del direttore, amarcord San Pier d’Arena!! San Pier d’Arena di bella gente, orgogliosa, indomita…!!

@Ph.FabioBussalino - corteo per la legalita' sampierdarena genova
@Ph.FabioBussalino – Corteo per la legalità

(Foto di Fabio Bussalino @) Ho iniziato a frequentarla da ragazzo, da studente. Andavo a trovare papà, che ci era nato ed aveva l’attività da sempre; da quando era tornato dalla guerra. Avevo altre idee e pensavo che avrei percorso altre strade, invece… tutte le strade portano a San Pier d’Arena perché fu casuale che iniziai a collaborare con l’azienda di papà, dove pensavo non mi sarei fermato. Ma, come quel famoso film di James Bond, mai dire mai. Mi appassionò la zona, varia, eterogenea, piena di gente interessante, diversa dal mondo frequentato fino ad allora e mi appassionò il lavoro che mi portava in giro per l’Italia ed anche oltre confine. E poi belle ragazze a San Pier d’Arena: ebbi pure alcune fidanzate… E più passavano gli anni, maggiormente mi rendevo conto che la delegazione era davvero Manchester genovese dove c’era tutto e vi convergevano persone che venivano da lontano. Allora arrivavano dal profondo Sud, con un moto antesignano di quanto accade ora, quando sono etnie e popoli anche con la pelle diversa della nostra ad approdare in zona e dividerla con noi. Capii insomma che San Pier d’Arena, città nella città, era caput mundi quanto ad evoluzione, usi e costumi e rifletteva nel suo microcosmo e prima di altre terre, quanto accadeva nel macrocosmo planetario. Poi conobbi Cesare Casapietra e tanta altra bella gente, i fondatori del Gazzettino, diventammo amici, andando a pranzo e cena assieme. L’Uoes, Unione Operatori Economici era un ulteriore primato forse nazionale della nostra San Pier d’Arena, diventai giornalista sotto Indro Montanelli ed inizia a raccontarla. Senza più smettere. Bella e gloriosa, operaia e commerciale, vibrante e frenetica, bella di giorno e bella di notte (non come adesso però). Amici e colleghi che mi venivano a trovare non potevano fare a meno di rilevarne l’unicità, l’alto tasso di umanità, la schiettezza della sua gente. Ecco, amarcord San Pier d’Arena. Ma il tempo passa in fretta, non riesci a stargli dietro che venne la crisi, gli anni difficili, l’integrazione che non funzionava, il G8, la decadenza… E quanto Genova gettava via, droga, prostituzione, scontro etnico, pareva gettarlo qua. E ad a chiosa di una situazione che stava diventando difficile proprio perché San Pier d’Arena è unica e quanto vi accade è cartina di tornasole per il resto del mondo, ci fu un assalto mediatico alla zona, che ho vissuto personalmente, dove media, giornali e tv pare facessero a gara a descriverla come una profonda periferia, sorta di striscia di Gaza dove sembrava si concentrassero i mali del mondo. Le abitazioni si deprezzarono, i negozi iniziarono a chiudere facendo posto a locali equivoci, millantati da culturali quando di cultura non avevano nulla. La notte era “illuminata” da tante, troppe lucciole ed ogni evento che accadeva nell’ex Manchester diventava più clamoroso che l’abbattimento delle torri gemelle. In questo contesto il governo genovese parve latitare, insensibile alle lagnanze della bella gente di San Pier d’Arena. Quella che, ieri, ha dato vita ad un corteo e manifestazione da mille persone, secondo le stime definitive della Questura, che ha chiesto a voce forte e chiara di ridare dignità alla zona, di chiudere “for ever” i locali notturni dove l’unica cultura è quella della sbronza, di impedire che le strade si desertifichino dopo le 7 di sera o che diventino terra di nessuno e dominio di delinquenti. Ricca di storia e di onore, la zona dove la nostra voce del Gazzettino urla tutta la dignità storica sampierdarenese non vuole diventare un casello autostradale e ha diritto di decidere quali e quante e come vi siano installate infrastrutture. Basta allo schifo, agli ubriachi ed al degrado. Basta alle scelte sbagliate ed imposte. Il governo di Genova è avvertito: siamo al capolinea. Via Buranello ristrutturata senza senso e senza un piano globale della zona, parcheggi a pagamento quando mercati e mercatoni piazzati a contorno della zona ne hanno devastato la ricchezza artigianale e per i quali si fanno strade e tagli di nastri, ne hanno ampi e gratis. Basta tolleranza alle luci rosse. “Di fatto è la zona a luci rosse di Genova”, mi ha sussurrato un esponente di livello delle forze dell’ordine che effettuava servizio al corteo. Se la legge che c’è non basta, se ne facciano nuove: stop all’alcol, via le sale giochi, facilitare e detassare chi apre attività a San Pier d’Arena. Istituire un tavolo, come quelli che chiedono i sindacati per il lavoro, stabile e permanente sulla zona dove avvengano scelte su proposte e richieste della gente. I megafoni di ieri ed il clamore della popolazione sono sicuramente arrivati in via Garibaldi per chiedere un caso San Pier d’Arena al contrario di quello conclamato finora a Genova. Si creino eventi importanti, culturali di calibro cittadino o nazionale. Qua, dove passa il baricentro di Genova tra centro, Est ed Ovest, si organizzino manifestazioni eclatanti e di alto livello. Compito che spetta alla politica ed alla civica amministrazione finora e da anni sorda ed incapace sui problemi in zona, pure evidenti e conosciuti. Per lustri la delegazione è stato un volano culturale in senso lato, economico e morale della città. Farla abdicare e farglielo mancare è suicidare tutta Genova. La gente ieri ha parlato chiaro, Tursi deve rispondere senza aprire bocca, nei fatti. Basta proclami e scuse meschine che norme e leggi sono complesse e ci vuole tempo. Qua, tra via Cantore, San Pier d’Arena, Buranello e a salire in collina, questo tempo è scaduto. Noi, con il nostro sito e foglio saremo cani da guardia persino feroci. Noi siamo la gente che ieri ha sfilato in corteo e certe onde popolari di massa non c’è nulla che le possa fermare. O vedremo cose certe o positive oppure, ogni giorno, saremo l’incubo di politici assenti. Lo dobbiamo ai mille che ieri sono… sbarcati nella loro San Pier d’Arena.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com

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precedenti editoriali:
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https://www.stedo.ge.it/?p=20923 (Via Crucis…)
https://www.stedo.ge.it/?p=20814 (8 marzo cherchez la femme)
https://www.stedo.ge.it/?p=20782 (Europa, caloriferi e benzene)
http://www.dinoframbati.com/6%20feb%20editoriale.html
(In viaggio quando non si viaggia più)
https://www.stedo.ge.it/?p=20384 (Italia, Genova, San Pier d’Arena)
https://www.stedo.ge.it/?p=20323 (Burocrazia che ruba la vita)
https://www.stedo.ge.it/?p=20109 (L’Italia vera)
https://www.stedo.ge.it/?p=20007 (La Fortuna)
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https://www.stedo.ge.it/?p=16511 (Peppone e Don Camillo)

4 pensieri riguardo “L’editoriale del direttore, amarcord San Pier d’Arena!! San Pier d’Arena di bella gente, orgogliosa, indomita…!!

  • 7 Maggio 2016 in 20:02
    Permalink

    Grazie direttore di avere scritto in maniera chiara ciò che molti pensano.

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  • 7 Maggio 2016 in 21:34
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    Grazie| Direttore! come sempre il suo editoriale, Una pennellata alla Pitturicchio !!

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  • 8 Maggio 2016 in 09:11
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    Grazie Direttore ha espresso il parere di molti. Se le istituzioni funzionassero non sarebbe necessario scendere in piazza

    Rispondi

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