Gazzettino Sampierdarenese

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Papa Francesco ed… io, che emozione l’incontro di ieri in Vaticano

Set 23, 2016

dino-papa1Che emozione l’incontro con il Papa.
L’ho avuto ieri, in ambito di un’udienza privata organizzata in Sala Clementina in Vaticano dall’Ordine dei giornalisti nazionale ed al quale eravamo presenti presidenti e vice regionali, membri del Consiglio nazionale ed altri enti o istituzioni della categoria oltre a direttori di molte importanti testate nazionali ed agenzie di stampa. Tra questi Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, Enrico Mentana, Padellaro del Fatto Quotidiano.
Al termine dell’incontro generale ci ha salutato ad uno ad uno. Mi ha stretto forte la mano quando gli ho detto: “Santità, lavoro da oltre 30 anni per Avvenire e Radio Vaticana, gioco in casa”. Mi ha stretto ancora più forte la mano e il suo sorriso si è ampliato. “Ah, bene, bene”, mi ha detto sorridendomi ancora e poi stringendo sempre più forte la mia mano, quasi a trattenermi e con uno sguardo di intesa che non dimenticherò mai.
Profondo, dolce. Che sensazione!
Ho incontrato diverse persone dopo l’incontro, a Roma (dove è ancora piena estate) e poi tornando in treno a Genova nella notte causa sciopero Alitalia. E oggi a Genova. E mi stanno ovviamente chiedendo tutti le mie impressioni.
Beh, stringere la mano ad un Papa è sempre e comunque un’emozione, credo anche per un non credente. Papa Francesco ti mette subito a tuo agio; la sensazione, anche nella figura quasi ascetica di un Papa e che ha anche lui, pur nella sua concreta semplicità, è di parlare con il tuo vescovo o con il tuo parroco; anzi: di vescovi e arcivescovi ne ho conosciuti davvero tanti e devo dire che provi un senso di distacco maggiore rispetto a Francesco, ti mettono più a soggezione.
Questo Papa ti da un grande senso di appartenenza alla Fede. Appena un attimo dopo che sei accanto a lui, ti senti vicino una persona semplice ma nello stesso tempo di animo grande, di cuore profondo e di intelligenza e capacità di capire molto forte. Credo sia una caratteristica unica che lo contraddistingue.
Avevo incontrato nello stesso modo, da vicino, con breve colloquio, insieme a colleghi di Avvenire, Papa Giovanni Paolo II ed avevo avuto una sensazione profonda. Quegli occhi, il suo sguardo. Indimenticabili, li ho addosso ancora adesso, come sento ancora la sensazione dolce e importante della stretta di mano del Papa venuto…dall’altra parte del mondo.
E’ certo che incontrando entrambi la sensazione è che effettivamente sono creature particolari, uomini come noi però…non so, difficile esprimersi (lo ha detto anche il presidente nazionale Enzo iacopino) quando si è in queste situazioni.
Scusate ma da credente, si devo dire che senti che rappresentano in terra qualcuno molto più grande di noi…
E comunque, si, mi sento privilegiato ad avere avuto questo incontro.
E rilevante è stato anche il discorso di Francesco a tutti noi giornalisti. Potete leggerlo sotto. Lo condivido in toto, rispetto della dignità, non scrivere o dire mai per convenienza ciò che non si pensa. E avere sempre in mente che il nostro lavoro è primario per formare il pensiero delle persone.
Mi fa molto piacere che siano concetti che ho espresso più volte ai colleghi e nella molte occasioni pubbliche che ho avuto come vice presidente Odg Liguria e come giornalista.
Del nostro Odg Liguria c’era il pres. Franco Paganini ed i consiglieri nazionali Sansalone e Po oltre a me.
Dino Frambati

DISCORSO PAPA
Gentili Signori e Signore,
Vi ringrazio per la vostra visita. In particolare ringrazio il Presidente per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro. Ringrazio il Prefetto della Segreteria per la Comunicazione anche per le sue parole.
Ci sono poche professioni che hanno tanta influenza sulla società come quella del giornalismo. Il giornalista riveste un ruolo di grande importanza e al tempo stesso di grande responsabilità. In qualche modo voi scrivete la “prima bozza della storia”, costruendo l’agenda delle notizie e introducendo le persone all’interpretazione degli eventi. E questo è tanto importante. I tempi cambiano e cambia anche il modo di fare il giornalista. Sia la carta stampata sia la televisione perdono rilevanza rispetto ai nuovi media del mondo digitale – specialmente fra i giovani – ma i giornalisti, quando hanno professionalità, rimangono una colonna portante, un elemento fondamentale per la vitalità di una società libera e pluralista. Anche la Sante Sede – a fronte del cambiamento del mondo dei media – ha vissuto e sta vivendo un processo di rinnovamento del sistema comunicativo, da cui voi pure dovreste ricevere beneficio; e la Segreteria per la Comunicazione sarà il naturale punto di riferimento per il vostro prezioso lavoro.
Oggi vorrei condividere con voi una riflessione su alcuni aspetti della professione giornalistica, e come questa può servire per il miglioramento della società in cui viviamo. Per tutti noi è indispensabile fermarci a riflettere su ciò che stiamo facendo e su come lo stiamo facendo. Nella vita spirituale, questo assume spesso la forma di una giornata di ritiro, di approfondimento interiore. Penso che anche nella vita professionale ci sia bisogno di questo, di un po’ di tempo per fermarsi e riflettere. Certo, questo non è facile nell’ambito giornalistico, una professione che vive di continui “tempi di consegna” e “date di scadenza”. Ma, almeno per un breve momento, cerchiamo di approfondire un po’ la realtà del giornalismo.
Mi soffermo su tre elementi: amare la verità, una cosa fondamentale per tutti, ma specialmente per i giornalisti; vivere con professionalità, qualcosa che va ben oltre le leggi e i regolamenti; e rispettare la dignità umana, che è molto più difficile di quanto si possa pensare a prima vista.
Amare la verità vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro. Vivere e lavorare, dunque, con coerenza rispetto alle parole che si utilizzano per un articolo di giornale o un servizio televisivo. La questione qui non è essere o non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri. La relazione è il cuore di ogni comunicazione. Questo è tanto più vero per chi della comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare nel tempo se poggia sulla disonestà. Mi rendo conto che nel giornalismo di oggi – un flusso ininterrotto di fatti ed eventi raccontati 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana – non è sempre facile arrivare alla verità, o perlomeno avvicinarsi ad essa. Nella vita non è tutto bianco o nero. Anche nel giornalismo, bisogna saper discernere tra le sfumature di grigio degli avvenimenti che si è chiamati a raccontare. I dibattiti politici, e perfino molti conflitti, sono raramente l’esito di dinamiche distintamente chiare, in cui riconoscere in modo netto e inequivocabile chi ha torto e chi ha ragione. Il confronto e a volte lo scontro, in fondo, nascono proprio da tale difficoltà di sintesi tra le diverse posizioni. E’ questo il lavoro – potremmo dire anche la missione – difficile e necessaria al tempo stesso di un giornalista: arrivare il più vicino possibile alla verità dei fatti e non dire o scrivere mai una cosa che si sa, in coscienza, non essere vera.
Secondo elemento: vivere con professionalità vuol dire innanzitutto – al di là di ciò che possiamo trovare scritto nei codici deontologici – comprendere, interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro. Da qui deriva la necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici. Compito del giornalismo, oserei dire la sua vocazione, è dunque – attraverso l’attenzione, la cura per la ricerca della verità – far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza. In questa prospettiva di orizzonte ampio, quindi, operare con professionalità vuol dire non solo rispondere alle preoccupazioni, pur legittime, di una categoria, ma avere a cuore uno degli architravi della struttura di una società democratica. Dovrebbe sempre farci riflettere che, nel corso della storia, le dittature – di qualsiasi orientamento e “colore” – hanno sempre cercato non solo di impadronirsi dei mezzi di comunicazione, ma pure di imporre nuove regole alla professione giornalistica.
E terzo: rispettare la dignità umana è importante in ogni professione, e in modo particolare nel giornalismo, perché anche dietro il semplice racconto di un avvenimento ci sono i sentimenti, le emozioni e, in definitiva, la vita delle persone. Spesso ho parlato delle chiacchiere come “terrorismo”, di come si può uccidere una persona con la lingua. Se questo vale per le persone singole, in famiglia o al lavoro, tanto più vale per i giornalisti, perché la loro voce può raggiungere tutti, e questa è un’arma molto potente. Il giornalismo deve sempre rispettare la dignità della persona. Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre. Certo la critica è legittima, e dirò di più, necessaria, così come la denuncia del male, ma questo deve sempre essere fatto rispettando l’altro, la sua vita, i suoi affetti. Il giornalismo non può diventare un’“arma di distruzione” di persone e addirittura di popoli. Né deve alimentare la paura davanti a cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame.
Auspico che sempre più e dappertutto il giornalismo sia uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di riconciliazione; che sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni, e piuttosto favorisca la cultura dell’incontro. Voi giornalisti potete ricordare ogni giorno a tutti che non c’è conflitto che non possa essere risolto da donne e uomini di buona volontà.
Vi ringrazio per questo incontro; e vi auguro ogni bene per il vostro lavoro. Il Signore vi benedica. Vi accompagno con la mia preghiera e la mia simpatia, e vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie.

1 commento su “Papa Francesco ed… io, che emozione l’incontro di ieri in Vaticano”
  1. Il discorso di Papa Francesco, incentrato sui tre punti: “Amare la verità”, “Vivere con professionalità” e “Rispettare la dignità umana”, è tutto da leggere e rileggere, meditare e rimeditare da parte di tutti coloro, anche noi del Gazzettino sampierdarenese, che sono impegnati nella scrittura giornalistica di qualsiasi tipo essa sia.

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