Cambiano i tempi, ma una lacrima per “La Bohème” bisogna sempre spenderla…

“O bella età d’inganni e d’utopie! Si crede, spera, e tutto bello appare…!” In queste parole dei librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica è racchiuso tutto il sunto di “La Bohème” di Giacomo Puccini, splendido affresco di quella stagione di libertà irresponsabile chiamata giovinezza, con l’inconfondibile alone di magica malinconia che la contraddistingue da sempre, è andata in scena al Teatro Carlo Felice. Rappresentata per la prima volta il 1° febbraio 1896. al Teatro Regio di Torino, diretta da Arturo Toscanini, “La Bohème”, quarta opera del catalogo di Giacomo Puccini, ottenne entusiastici favori del pubblico, mentre la critica si divise e vi fu chi vide nel lavoro del compositore lucchese “un’opera mancata” ed un “deplorevole declino” rispetto alla produzione precedente. Giudizio estremamente affrettato ed inesatto in quanto, per il solido impianto teatrale, il perfetto equilibrio tra momenti spensierati alternati a momenti patetici, elementi realistici e tratti impressionistici con una grande effusione lirica e una splendida caratterizzazione dei personaggi, fanno di “Bohème” il capolavoro assoluto di Puccini e certamente una della più originali creazioni del teatro musicale. Riproposto nel collaudatissimo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice, datato 2012, autentica e gradevolissima esplosione di colori sia nelle originali scene quanto nei costumi entrambi firmati da Francesco Musante, sobria, senza, eccesso alcuno, insomma, all’insegna di una sana tradizione, particolarmente apprezzata la regia di Augusto Fornari, nell’occasione ripresa da Lorenzo Giossi. In tale tripudio di colori, Andrea Battistoni, alla testa di una splendida orchestra, come un pittore amalgama i colori sulla sua tavolozza, ha onorato la freschezza di questa splendida partitura con accenti tenerissimi esaltandone i sentimenti travolgenti. Tutti perfettamente all’altezza gli interpreti: Rebeka Lokar, una deliziosa Mimì; Stefan Pop, un esuberante Rodolfo; Michele Patti, credibilissimo Marcello; Lavinia Bini, maliziosissima Musetta; Romano Dal Zovo (Colline), Giovanni Romeo (Schaunard), Matteo Peirone, nel duplice ruolo di Benoit e Alcindoro. Alle lodi di prammatica rivolte al Coro, aggiungiamo un grande plauso all’ottima prova del Coro di Voci Bianche del Teatro. Entusiasmo e prolungati applausi con ripetute chiamate al proscenio per gli artisti, suggellavano una bella serata.

gb

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.