Un fil di fumo fa tremare Manon

“Giunge il cocchio d’Arras!…”. In realtà sullo sfondo della scena appare una sbuffante locomotiva e da lì il fattaccio: il tenore Marcelo Alvarez, a suo dire notevolmente disturbato dal fumo, dopo vibranti proteste, abbandona la scena, decretando così l’interruzione dello spettacolo. Effettivamente disturbato dal fumo o consapevole di una serata vocalmente non delle migliori? Mah, ai posteri l’ardua sentenza. Questo il lato piccante della “prima” di Manon Lescaut, andata in scena al Teatro Carlo Felice, dopo un’interruzione di circa un’ora, risolta con la sostituzione del transfuga con Riccardo Massi. Placate le acque, si è assistito ad uno spettacolo decisamente interessante nel segno del regista Davide Livermore, che trasporta la vicenda nel 1893 (anno in cui l’opera fu scritta), con una scena portante raffigurante la sala della quarantena per emigranti a Ellis Island, con ulteriori scene e proiezioni che si susseguono, delineando i vari atti, con qualche forzatura non del tutto condivisa da qualche spettatore con i capelli bianchi… Musicalmente pregevolissima, ha visto in Maria Josè Siri una Manon credibilissima, intensa e dolente allo spasimo, affiancata da un generoso Riccardo Massi, gettato nella mischia all’ultimo minuto a salvare la serata: molto buona la sua prova nei panni di Des Grieux. Particolarmente apprezzati Massimo Cavalletti (Lescaut) e Matteo Peirone (Geronte), in un cast perfettamente all’altezza della situazione: Giuseppe Infantino (Edmondo), Claudio Ottino (l’oste), Francesco Pittari (maestro di ballo), Gaia Petrone (il musico), Matteo Armanino (sergente degli arcieri) e Loris Purpura (Comandante di Marina). Sempre una delizia le direzioni d’orchestra di Donato Renzetti, qui intima, profonda e vellutata. Ottima la prova del Coro, decisamente eroico sempre con mascherina… Meritati e calorosi applausi al termine.

gb

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