Gazzettino Sampierdarenese

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La città più cara non è Genova, ma ci piazziamo sempre bene

Ago 22, 2025

L’ufficio statistiche del Comune di Genova ha emesso uno dei suoi periodici “verdetti” sulla situazione dei prezzi al consumo dal quale si evince come la nostra città abbia (momentaneamente) perduto la testa della non piacevole classifica che la vedeva fregiarsi da molto tempo del titolo di “città più cara d’Italia”. I prodotti alimentari a luglio fanno registrare un +4,4% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Nel complesso il Comune di Genova registra una variazione in aumento dello 0,2% su base mensile e una variazione tendenziale del 1,8% su base annuale. Quello nazionale segna un +1,7% e Genova si scrolla di dosso il primato negativo  di città più cara d’Italia. Ci battono nell’ordine: Rimini (+2,8%), Padova (+2,3%) e Napoli (+2,3%). Lo stesso vale per la Liguria,  allineata a Genova e superata da Puglia (+2,2%), Calabria (+2,1%) e Veneto (+2%).Non c’è sicuramente da cantare vittoria, dato che i prezzi restano in salita.  Solo a ottobre e novembre 2024 (-0,5% e -0,2%) e maggio 2025 (-0,1%) si è registrata una lieve flessione da un mese all’altro. Lo scorso aprile (rincari  del 2,6%) la “botta” è stata pesante. Molto differenziato l’andamento di alimentari di vario tipo: qualche timido calo segnato da frutta e verdura, ma il pesce, le uova ed i latticini sono aumentati mentre articoli come il caffè stanno toccando livelli da gioielleria ed altri (olio extra vergine ad esempio) non hanno pressoché dato segni di calo nei mesi in cui è arrivata sul mercato la produzione del raccolto 2024/2025 e le uniche offerte riguardavano solamente partite delle quali era necessario accelerare lo smaltimento essendo della campagna precedente. Se aggiungiamo a questo quadro non proprio esaltante il costo degli affitti (+0,4%), le bollette (elettricità +3%, gas +0,3%, del gasolio per riscaldamento +1,9%) ed i trasporti (+0,9%) unito ad un forte  aggravio su aerei (+4,6%) e traghetti (+3,1%) ecco che non c’è molto da gioire se a luglio qualche cifra è leggermente migliore che in precedenza. In generale il “carrello della spesa” aumenta del 2,4% verso valori precedentemente già pesanti. Pesano infine bevande alcoliche e tabacchi (+2,4%), assieme a quanto concerne casa ed energia (+1,5%), la ristorazione (+2,4%). Unico vero calo è la telefonia con -3,3%. Chi ha voglia di guardare al passato potrà constatare che  confrontando l’oggi con dieci anni fa tutto il comparto alimentare è cresciuto di quasi il 40% (38,7 esattamente), casa ed utenze +43,7, trasporti +27,2, ristorazione e bar +36,6% il che significa un reale aumento del costo della vita che oltrepassa il 27%. In conclusione, ogni qual volta parliamo di questo argomento non possiamo evitare la domanda: “Ma che cosa ci vanno raccontando nei comunicati ufficiali da molto tempo?”. E ancora: “Se questi sono dati statistici ufficiali e non opinioni di parte, perché mai non aumentano gli stipendi e le pensioni che restano i più bassi d’Europa mentre si pianificano opere costosissime, si taglia nei servizi sociali e per le armi i soldi (troppi) si trovano sempre?” Attendiamo (vanamente) risposte.

Pietro Pero

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