Si, nessun successo umano è paragonabile alla vittoria di Gesù Cristo sulla morte. È questo il grandissimo annuncio (in greco il “kerigma”) che gli Apostoli ed i loro successori hanno tramandato alle generazioni di ogni epoca. È il compimento essenziale della fede cristiana, senza cui la vita terrena di Gesù sarebbe stata sicuramente ricordata, ma collocata unicamente tra le meravigliose storie umane. “Noi annunciamo Cristo fattosi uomo, crocifisso per redimere i nostri peccati, risorto dopo tre giorni come aveva promesso”. Per questo annuncio innumerevoli cristiani hanno subito (e purtroppo ancora subiscono) il martirio in varie parti del mondo, laddove si ritiene di soffocare nel sangue e nell’oppressione l’annuncio del Vangelo. La Chiesa ci insegna che questa è la nostra fede e noi lo ripetiamo e confermiamo ogni volta che rinnoviamo le promesse battesimali. Per i cristiani questa non è una “medaglia al merito” appuntata sul petto, ma un preciso dovere che li obbliga a trasmettere con la vita il salvifico messaggio della Pasqua. Chiunque abbia avuto una grande gioia solitamente splende di felicità e non vede l’ora di raccontarla a tutti. Quanto più dobbiamo fare noi cristiani che abbiamo ricevuto questo dono da chi ci ha preceduto! Giovanni Paolo II scriveva che “il cristiano o è missionario o non è cristiano”, volendo significare che pochi sono chiamati ad evangelizzare popoli lontani, mentre ogni cristiano è debitore verso gli altri di quanto ha ricevuto col Battesimo ed i Sacramenti previsti dall’appartenenza alla Chiesa. Alla fine della nostra vita non ci verrà chiesto quanti beni e valori materiali abbiamo accumulato, ma quanto ci siamo preoccupati di amare gli alri e condividere con chiunque la gioia del messaggio Pasquale. Questo enorme dono può essere vanificato e reso sterile dalla nostra pigrizia mentale, dal poco coraggio, dalla paura di perdere qualche cosa, dalla nostra istintiva tendenza a tenere per noi ciò che ci appare fondamentale, e magari non lo è, ragion per cui corriamo il rischio di vivere nell’ignoranza religiosa pur di non mostrare ciò che siamo: salvati e redenti che desiderano condividere questo dono con tutti. Lasciamoci aiutare dalle parole di un grande mistico spagnolo del ‘600: “Alla fine del cammino mi chiederanno solamente: hai amato? Io non risponderò nulla… aprirò le mie mani vuote ed il cuore pieno di nomi!”.
Buona Pasqua di Resurrezione a tutti!
Pietro Pero