La vita è bella perché imprevedibile, fiction di se stessa con una trama che nessun coreografo, scrittore o regista potrebbe scrivere altrettanto affascinante e ricca di eventi, inaspettati, temuti, sperati.
Scrivo ciò perché, circa tre settimane fa, ero impegnato in tutt’altre cose e nei pensieri anche più reconditi non immaginavo di rientrare nella grande famiglia gazzettina, dove ho vissuto tanti anni e tanto bene, prima di emigrare verso altre avventure.
Nella vita si cambia, si fa oggi una cosa, domani un’altra, ma ce ne sono alcune che restano nel cuore, mai sopite e che infiammano l’animo come il camino ricco di brace che, al primo legnetto, si riaccende e fa divampare la fiamma anche più alta di prima.
Così, per vicende inaspettate e improvvise della vita, è arrivata la proposta di Stefano D’Oria, cuore e anima di questo mensile unico e fatto di passione, di tornare a farne parte attiva come direttore editoriale.
Più rapido di una risposta ad un telequiz, il mio cuore ha preso voce e, di scatto, ho subito detto “si”. Onorato che si ricordi il mio lavoro a questo foglio a tal punto, dopo anni, da rivolermi in corpore del giornale, ottimamente diretto da Gianni Dell’Aglio, direttore di grande cultura che ne è guida.
La funzione mi fa ricominciare il mio dialogo con la gente di San Pier d’Arena durato oltre mezzo secolo, luogo dove non ho mai abitato ma vissuto la maggior parte della vita.
Confesso che me ne ero allontanato, chiusa la mia prestigiosa azienda di famiglia con sofferta e meditata decisione e lavoro di giornalista spostato su Roma e in mezza Italia per anni e concentrato su media nazionali, spente purtroppo le luci dei giornali genovesi cui ho collaborato per decenni.
Quasi non ci passavo nemmeno più, anche perché ogni volta (rara) che lo facevo mi venivano le lacrime agli occhi pensando a quante volte e con che spirito, allegro, triste, ansioso, affannato, entusiasta, avevo percorso quelle strade. Soprattutto di sofferenza perché ci vedevo mio fratello Giorgio che se n’è andato all’improvviso con la discrezione con cui aveva vissuto, amato in quella zona dove abitava, lasciando dentro di me un vuoto inenarrabile, dopo una vita vissuta assieme e in totale simbiosi. Dolore più grande che i pur tantissimi momenti stupendi che San Pier d’Arena mi ha elargito e grazie alla quale ho avuto grandi successi imprenditoriali e sono diventato giornalista e scrittore. Opportunità che forse nessun altra zona di Genova mi sarebbe riuscita ad offrire.
Ritorno per restare nel nostro Gazzettino; un rientro che mi ridarà la gioia di un rinnovato (e mai sopito) orgoglio sampierdarenese.
Dino Frambati