Gazzettino Sampierdarenese

Il mensile di San Pier d'Arena online

Topi: è davvero emergenza!

Ott 16, 2026

Il problema è ben noto, ma negli ultimi tempi si può dire, senza tema di smentite, che siamo entrati ampiamente in una vera emergenza. Diverse mamme e nonne ci hanno segnalato che, ad esempio in Villa Scassi, è ormai comunissimo vedere grossi roditori aggirarsi in pieno giorno per nulla intimoriti dalla presenza di persone, con intuibile rischio sanitario nel caso un bimbo fosse morso dagli animali. Non è poi difficile osservare come, salvo rare eccezioni, si possano notare ovunque buchi nell’asfalto. Qualche volta essi, costituendo un pericolo per le caviglie dei passanti che potrebbero inciamparvi, vengono rinchiusi con una palata di asfalto, non prima di aver piazzato (spesso per tempi di “posa” lunghissimi) le famose (o famigerate?!?) transenne con appeso un sacco arancione pieno di sabbia al fine di evitarne il ribaltamento. L’ operazione di riempimento si è sempre rivelata e si rivela continuamente, del tutto inutile per la semplice ragione che quei fori non derivano da naturale assestamento del terreno, ma da “scavi” praticati dai roditori che vivono nelle tane sottoterra o dintorni. Chiunque si informi dagli esperti sa bene come una delle principali caratteristiche dei ratti in genere è proprio quella di scavare tane con diverse entrate, allo scopo di mantenersi costantemente aperte vie di fuga o di accesso . Per questa ragione immaginiamo che i nostri topi cittadini “se ne facciano un baffo” (letteralmente) dell’asfalto deposto su un buco e l’organizzazione della specie suggerisce loro di scavarne un altro subito, poco lontano e magari più di uno. Se assieme all’asfalto si immettessero nei buchi anche dei veleni, forse l’efficacia dell’operazione sarebbe maggiore, chissà. In ogni caso il problema è ora divenuto grave, e parlare genericamente di “derattizzazioni” può anche soddisfare qualche addetto ai lavori, ma a nostro avviso ci vuole ben altro. Il sottosuolo di Genova (e San Pier d’Arena non fa eccezione) è un susseguirsi di rii, canali, scavi vari o caverne, ovvero habitat ideali per enormi colonie di questi animali, quindi l’impresa ha carattere di lotta titanica. Se però non si fa davvero qualcosa di concreto oltre le transenne e la palata di asfalto, temiamo che presto si debba parlare di ben altri problemi sanitari, altro che influenze di stagione. Vogliamo ritornare al ‘600 quando la peste portata dai topi sterminò mezza popolazione di Genovesi di allora? Per chi non lo sapesse, i loro resti sono ancora nelle caverne sotto la spianata dell’Acquasola, che venne realizzata ricoprendo i “muggi” (mucchi di terreno) sovrapposti agli innumerevoli sepolcri. Oggi abbiamo ben altri mezzi e metodi per intervenire in tempo: non facciamo i “genovesi col braccino corto” come ci definivano in passato. Grazie.

Pietro Pero

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