Editoriale del direttore del sabato e fondo del “Gaz” in edicola: “Niente stipendio questo mese”

Non prendano stipendio, a fine mese, tutti gli amministratori ed i burocratici coinvolti in qualche modo nell’alluvione e che ne hanno anche in minima parte responsabilità per “opere e omissioni”. Rinuncino al pingue accredito per il loro “servizio” ai cittadini. Non avranno infatti un centesimo in conto corrente quelle migliaia di commercianti, artigiani, imprenditori, cittadini, la cui vita ed attività sono state devastate dall’onda di piena del Bisagno, dalle fogne esplose per pioggia: evento verificabile e ripetibile in una città che, a detta degli scienziati, è tra le più piovose ed a rischio alluvione d’Europa. Anzi le categorie di cui sopra andranno a prelevare risparmi (ammesso che ancora ne abbiano) per sfamare la famiglia ed acquistare beni di prima necessità indispensabili a sopravvivere. Il loro conto in banca diminuirà. Perché deve invece aumentare quello di chi ha contribuito, per insipienza e non preveggenza, a demolirne il tenore di vita? Ecco, noi, piccolo ma storico giornale di Genova, facciano questa proposta, per scritto ed in prima pagina: gli amministratori pubblici, tecnici e burocrati, questo mese, abbiano un rigurgito di dignità, stile e decenza e rinuncino agli stipendi. Li devolvano agli alluvionati, scegliendo loro a chi destinarli tra gli sventurati, vittime parimenti di maltempo ed incapacità governativa di vecchia data. Scriviamo con fierezza ed attendiamo risposte, assicurando che pubblicheremo i nomi di chi ci mostrerà, carte alla mano come quelle chieste agli alluvionati per rifonderli, che ha rinunciato, per un mese, all’ottimo stipendio che riceve dalla collettività. Non ci bastano i loro volti contriti che parlano dai salotti asciutti ed intonsi dei palazzi del potere e promettono interventi; burocrazia rapida e snella, aiuti con denaro pubblico ai sofferenti da fango, melma ed acqua. Facciano un gesto concreto: imprenditori e lavoratori autonomi se sbagliano, falliscono, si giocano tutto, beni e casa. Perché politici, professori, super burocrati possono sbagliare, causare disastri, mantenendo, comunque e a prescindere, stipendio e diritti negati invece al ceto produttivo dal loro mal governo?
Dino Frambati

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