L’editoriale del direttore arriva alla sera di sabato, dal Garda a San Pier d’Arena

Quando si percorrono abitualmente molti chilometri in auto, l’Italia scorre davanti a noi attraverso cartelli stradali, ampi panorami, città viste da lontano, realtà viste da vicino. Ore ed ore di auto durante le quali, oltre alla doverosa massima attenzione alla guida, si ha anche tempo di riflettere e persino meditare talvolta. Ieri sera, ennesimo viaggio, sono andato a Castelnuovo del Garda, centro da 12 mila e passa abitanti ben organizzato, dalle splendide case in pietra e capace di coniugare presente, passato con proiezione al futuro. Occasione della “trasferta” sul lago un convegno nel quale è stato presentato il primo libro scritto in Italia su Fernandel, grande attore francese noto in Italia soprattutto per la mitica serie cinematografica Peppone e Don Camillo. Presente l’autore, giornalista e scrittore, Fulvio Fulvi, l’evento è stato organizzato da Viviparchi, parchi giochi italiani, e dalla Pro Loco di Brescello, luogo dove vennero girate quelle pellicole, storia della storia italiana sul grande schermo. I visitatori più attenti di questo sito ricorderanno come, a quel museo, abbiamo dedicato una serie di servizi anche assai ampi. Ebbene, ieri sera presso la grande sala comunale di Castelnuovo, davanti ad un pubblico proveniente da varie parti d’Italia e qualificato, in qualità di moderatore, come avrei potuto dimenticare il “mio” Gazzettino? A chi non aveva letto quei servizi ho detto di noi, del sito, dei servizi, appunto. Ho indicato il www.stedo.ge.it ed ho visto che molti se lo sono pure annotati. Merito dei film ispirati da Guareschi, cui è stata dedicata in parte la serata e “padre” dei due personaggi anni ’50, il prete ed il comunista; merito del nostro sito capace di cogliere ciò che di bello c’è e ha segnato la vita di tutti noi, gente sampierdarenese, genovese, come emiliana, palermitana, napoletana o di ogni parte d’Italia. Ho fatto anche una battuta ai ai sindaci di Brescello e Castelnuovo: “in due, non avete quanti abitanti abbiamo noi a San Pier d’Arena”, facendone 5 mila e rotti la cittadina set cinematografico di Cervi e Fernandel, e i già citati 12 e passa mila la località sul Garda. Ero partito da Genova con l’idea di parlare del Gazzettino e la platea di ieri sera mi era propizia. Tornando a Genova, questa mattina e ripercorrendo i più di 250 chilometri dell’andata a ritroso, attraverso A4, A21 ed A7, ho ripensato alle emozioni di ieri sera, al nostro giornale e sito e ho pensato come fare informazione possa essere un modo forte e penetrante di proiettare se stessi nel mondo. Io amavo quei film e quando li guardavo non avrei certo immaginato, un giorno, di fare da moderatore a quello che, a detta degli esperti, è stato uno dei convegni principali degli ultimi anni su Guareschi e soprattutto personaggi creati dalla sua fantasia. E poi ieri, 8 maggio, era anche la data di nascita di Fernandel. Da tutto ciò la riflessione che confrontarsi, scambiarsi idee, ascoltare chi ci fornisce nuove conoscenze, equivale a trasmettere emozioni. Ci arricchisce. Quanti che leggono questo editoriale ricordano quei film e soprattutto, quando erano giovani, le loro grandi e vere passioni politiche; la loro appartenenza alla parrocchia o alla sezione. Torneranno un po’ giovani e ritroveranno quello spirito di costruire, anche attraverso contrapposizioni ideologiche, un mondo migliore. Ecco le mie riflessioni in auto, attraversando una parte d’Italia dove a lato delle autostrade pullulano capannoni vuoti con scritto “affittasi” o vendesi”. Segno di una crisi profonda e cattiva. Di un’Italia indomita ma sofferente, che non si rassegna alla crisi ma che soccombe a cattivi governi, incapacità tecnica, troppa burocrazia. Brutti pensieri che però rigettavo osservando la diversificazione del nostro territorio, le Alpi viste da lontano, all’alba, dal lago, la lunga Pianura Padana, grigia di foschia lontana e verde nei suoi campi, e quindi approdando all’Appennino, ecco il mare. Bella l’Italia, ho pensato, e belli gli italiani; scrittori, spettatori, sacerdoti, sindaci genuini e di passione non certo di stipendio, studiosi ed intellettuali che ieri sera, hanno riempito quella sala castelnuovese nonostante lampi, tuoni e pioggia abbondante. Tanto da far tornare in mente Don Camillo quando, crocefisso in spalla, scalava la montagna per andare nell’eremo dov’era stato collocato in punizione, e parlava con Gesù, il “suo” Gesù, sotto la tempesta di pioggia e neve.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com
precedenti editoriali
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https://www.stedo.ge.it/?p=16964 (San Valentino)
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