Pur se di nuovo in partenza per impegni in Emilia, non ho voluto tuttavia, neppure questo sabato, mancare al consueto editoriale-dialogo con i lettori.
Ho pensato di dedicarlo, al solito, a crisi e temi vari di problemi nel mondo. Ma poi ho invece deciso di pubblicare il fondo che appare nel cartaceo in edicola. Un po’più sereno. Oggi c’èil sole, beh, cerchiano di avere per un momento speranza e serenità.
Non so perché ma scrivendo questo fondo, a differenza di altri mesi, mi sento abbastanza sereno. Mi chiederete che c’è da esserlo, visto come vanno le cose: dalla tragedia dell’immigrazione davanti alla quale l’Europa mostra tutta la sua incapacità e debolezza, alla crisi economica che, a parte insipienti parole, non si vede chi e cosa possa sradicarla da come si irradiata ovunque e sta divorando beni patrimoniali e pure vivere civile. Ignoro razionalmente il motivo ma so che sento profumo di rosa attorno. Mi piace maggio, mese delle rose. Ci sono nato ed è in genere di meteo generoso; non troppo caldo ma di aria tiepida. E ieri sera il tempo era splendido lungo la rotta che ripeto con noiosa consuetudine, da Roma a Genova, tanto da inchiodarmi all’oblò accanto al mio sedile per ammirare estasiato gli Appennini, la costa, i mille campanili, il verde della campagna oltre il litorale. Un incanto; che meravigliosa terra la mia natale, mi ripetevo come fosse la prima volta che la vedevo. Peccato sia governata così male a tutti i livelli! E’ stato un irrefrenabile e spontaneo pensiero successivo. Ho scorto Pisa, perla del mondo e quasi mi sono venute le lacrime agli occhi ammirando poco prima Punta Ala e più tardi le Cinque Terre. Abbiano bellezze naturali uniche e perdiamo posti di lavoro nell’industria. Riflettevo ed ancora meditavo come, girando il mondo, in molti paesi stranieri mi è stato indicato con enfasi di visitare località per loro da effetti speciali, mentre io, nel tramonto rosa e rosso che scorgevo alla mia destra, vedevo immersa un’Italia inimitabile per natura ma anche genio ed opere antiche. Meraviglie che nessuno potrà superare. E due giorni prima ero a Milano ad ammirare il genio italico mobiliero. Uno dei tanti “made in Italy” nell’immensa fiera di Rho. Industria primaria l’arredo che ben conosco da oltre 40 anni ma mi stupisce sempre come ne avessi 20. E, ieri, mentre l’Embraer Alitalia pareva sfiorare Camogli, Pieve, Nervi, Porto Antico e la nostra San Pier d’Arena, ho avuto l’unico moto di rabbia pensando come noi italiani siamo autolesionisti da cercare il low cost delle schifezze made in paesi sfruttatori, dove il lavoro costa un dollaro al giorno.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com
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https://www.stedo.ge.it/?p=17874 (sono arrabbiato)
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L’editoriale del sabato, le rose, maggio e il direttore…