I giornali sono la democrazia, se chiudesse il Corriere Mercantile l’Italia ne perderebbe un pezzo

mercantilePubblichiamo da Il Corriere Mercantile di oggi, 17 luglio 2015:
Se dovesse “morire” il nostro Mercantile sarebbe un’onta ed una vergogna per la città e l’editoria italiana. Lo dico da genovese, italiano, giornalista che ha, oltre tutto, anche posizione istituzionale di vice presidente in ambito Ordine del giornalisti ligure. Faccio questo lavoro da 34 e passa anni e ricordo il Mercantile quando usciva di pomeriggio ed io, giovane cronista, lo attendevo con ansia per prendere spunto dalle notizie che offriva. Amarcord che suscita emozione e mi è venuto in mente come prima cosa quando, mi pare nel 2003, sono entrato, seppure come collaboratore esterno, a fare parte della famiglia. Ho trovato una “casa” dove lavorare molto e in serenità; scrivendo molto, come piace a me. Sensazione e soddisfazione mai cessata in questi anni: raccontare alla gente ciò che accade. Per questo non mi vergogno a dire che mi vengono le lacrime per il serio timore che si chiuda. Voce importante di Genova è un dovere morale, sociale di imprenditoria, politica e quanto altro abbia potere sulla vita pubblica impedire che questa voce taccia. Sarebbe una ignominia verso la democrazia e l’occupazione e pure verso quanti, a titolo collaboratoriale, narrano eventi e fatti al popolo genovese e non solo. Come potremmo, domani, guardare strade, piazze e gente di Genova pensando che si è cancellato il più il più antico quotidiano della città? Non pensiamo che sarebbe persino irrispettoso per la democrazia italiana che vive “in primis” sull’informazione chiudere il Mercantile? Senza pluralità di informazione e giornali come questo che la sanno fare, che democrazia è? Non lo è o lo è drogata. Insieme ad emozione, commozione, sento anche rabbia. Ogni mattina, quando prendo nelle mani questo foglio, provo gioia ed emozione come i moltissimi che ci lavorano, collaborano, che lo leggono. E non vogliamo permettere a nessuno di togliercela ben sapendo che la città ha risorse e possibilità economiche per far vivere questo giornale. Ne abbia anche dignità e volontà.
Dino Frambati

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