“Fate l’amore non la guerra”: crisi e violenza per un’estate difficile, nell’editoriale del sabato del direttore

Tra crisi, violenza, caldo, questa del 2015 appare un’estate difficile, con timori più che speranze per la ripresa delle attività dopo le vacanze. A parte il Governo e qualche altro plutocrate banchiere, professore o tecnico, a vedere la ripresa o l’uscita dalla recessione della nostra Italia sembra che non ci sia alcun altro. Nel fatti e nella quotidianità la società ansima e fatica, il denaro non gira, i consumi restano quasi azzerati mentre la folla di prepensionati, lavoratori sotto contratto di solidarietà o persino in mobilità resta di proporzioni oceaniche. Le categorie sociali non esistono più nel ceto medio-basso e imprenditoria, commercio, artigianato e libera professione paiono sull’orlo dell’annientamento. Questa “spina dorsale” dell’economia quasi cancellata ha provocato l’effetto domino sul resto ed il Paese viaggia a livelli di disoccupazione e numero di poveri elevatissimi. Mentre l’età media avanza e aumenta quindi anche la moltitudine di pensionati con reddito scarso e tale da permettere (e neppure sempre) di far fronte solo a vitto ed alloggio. Uno scenario pesantissimo dal quale si fatica a capire come si potrà uscire, salvo intervenire in maniera epocale su fisco, modalità del lavoro e quanto lo governi. Ma è missione quasi impossibile: in Italia i veti incrociati e la tutela di privilegi e diritti da Medio Evo, infischiandosene del disagio altrui, hanno una forza che non ha pari forse al mondo e riescono a bloccare ogni tentativo di vera innovazione. Rinnovamento avvenuto dopo la seconda guerra mondiale o dopo invasioni antiche nel tempo, che hanno fatto risorgere quasi dal nulla civiltà abbattute da molti motivi ed eventi. Oggi siamo in situazione non dissimile, ma i meccanismi di un mondo evoluto e progredito, da una parte ci hanno offerto una qualità di vita (almeno per i Paesi più avanzati) mai così pregevole; dall’altra ci costringono a muoverci con tanta lentezza nel modificare cose sbagliate che queste ultime resistono più che le giuste. In tutto ciò la gente appare tesa, quasi arrabbiata e la violenza è diventata una componente terribile del nostro tempo, che registra episodi crudeli e spietati da suscitare orrore con, spesso, i protagonisti che neppure si rendono conto della gravità di quanto commesso. La tabaccaia di Asti uccisa con quasi 50 coltellate per rapina ed il ragazzo di 17 anni di Pesaro sgozzato per una ragazza, sono eventi di questi giorni che definire raccapriccianti è un eufemismo. Se le indagini e quindi un processo dovranno stabilire dinamiche, colpe ed eventuali pene, ad oggi siamo scossi dalla ferocia dei gesti. Sbigottendo davanti a questa, spaventandocene e riflettendo anche su come il mondo ed i media si pongono verso questa. Impossibile non riflettere sul fatto che i video games, dove uno uccide centomila, sono pericolosamente diseducativi. O che divertendosi e smanettando per essere vincitori virtuali ci si pone in condizione mentale che la vita vale zero. Per anni ed ancora adesso ci si indigna per immagini sessuali. Perché non accade altrettanto sulla violenza? Sul sangue e sui morti che propinano film, giochi elettronici? Quelli si che fanno orrore. Il sesso di per se è bello. Deriva dall’amore o comunque da un’attrazione di piacevolezza. Ci si vuole fare…bene, non male. Certo che anche qui l’esasperazione non va bene e la “somministrazione” deve essere adeguata all’età. Ma smettiamo di essere manichei o perbenisti che magari hanno virtù pubbliche e poi vizi privati. Quando eravamo giovani e dicevamo di fare l’amore, non la guerra…beh, taluni ci criticavano. Invece mi sa che avevamo ragione.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com
precedenti editoriali:
https://www.stedo.ge.it/?p=18856 (Mondo megliore)
https://www.stedo.ge.it/?p=18850 (Il Mercantile non chiuda)
https://www.stedo.ge.it/?p=18744 (Zorba il greco)
https://www.stedo.ge.it/?p=18630 (Brescello, Italia che piace)
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https://www.stedo.ge.it/?p=18536 (Senza titolo)
https://www.stedo.ge.it/?p=18409 (Chiamale se vuoi elezioni)
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