Da Sant’Ambrogio al Re Travicello, l’editoriale del direttore propone Giuseppe Giusti, poeta di 2 secoli fa. Oggi sarebbe un inviato

giusti“Qui, se non fuggo, abbraccio un caporale,
colla su’ brava mazza di nocciolo,
duro e piantato lì come un piolo”.
Ultimo verso di Sant’Ambrogio, di oltre due secoli fa, a firma di tal Giuseppe Giusti, poeta che, se vivesse ai tempi nostri, sarebbe un inviato. Poeta dal sarcasmo unico ed ai suoi tempi persino rivoluzionario, descrive con inimitabile maestria gli “invasori” boemi e croati. Non li ama e afferma di provarne ribrezzo. Ma quando un cantico “tedesco lento lento” esce come preghiera dalle loro bocche che “parean di ghiro”, deve correre via dalla chiesa: “Qui -scrive – se non fuggo, abbraccio un caporale”. Giusti secondo molti è poeta minore; io ricordo su di lui di avere superato l’esame di italiano alla maturità facendo un parallelo tra le sue descrizioni delle realtà ed i telegiornali ancora in bianco e nero di quando ero studente. Poesia ma anche politica di chi voleva l’Italia unita e capacità di cogliere l’animo dell’avversario. Se ci pensate bene Giusti è un grande. Fate un parallelo con oggi quando la situazione è tanto diversa da essere quasi opposta: lui comprende e considera chi invade in armi. Mi piacerebbe leggerlo oggi davanti ad un fenomeno migratorio ben diverso di chi arriva da noi e con l’Isis che uccide persone e distrugge la storia e l’architettura del passato. Riflessioni che mi ha suscitato proprio ieri una visita alla sua casa natia (ora casa- museo salvata dalla demolizione dall’allora premier Giovanni Spadolini, uomo di grande cultura), in quel di Monsummano Terme, nel pistoiese, dove queste sono dedicate a lui e famiglia dopo la scoperta di una grotta salutare da parte di congiunti del poeta. Dimora dove nacque il poeta bella ed ottocentesca, arredata con mobili propri di benestanti quali i suoi familiari all’epoca e dove ho voluto provare l’emozione di sedermi sulla sua sedia davanti alla sua scrivania, e osservare il letto a baldacchino dove dormiva e, forse nel sonno, meditava le sue opere. Mi piace il suo stile spesso graffiante ed attuale. A parte San’Ambrogio, forse sua opera più conosciuta, eccolo all’attacco dei potenti in altre. Umilissimo e non certo come lui, ne seguo l’esempio negli editoriali, e mi rafforza il fatto che un grande poeta italiano mi sia maestro nella stessa linea ideologica. E Giuseppe Giusti fornisce anche una spiegazione antesignana di come si arriva spesso al potere non meritandolo ed essendo peggio di altri che, invece, siccome danno fastidio ai più, vengono ostacolati nel raggiungere i vertici della cosa pubblica. “Re Travicello” è la poesia (oggi sarebbe un pezzo di opinione sarcastico ma centrato) dove raggiunge il massimo nel senso di cui ho detto sopra:
“Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso”.
Certo!. Come chi, nell’attuale politica, strepitando e dicendo che si cambia e mai più si tornerà al passato, dimentica che, pur da gregario, ha vissuto le epoche politiche che oggi critica. Perché in Italia la vita politica è così: tutti in fila, a seguire il potente di turno, salvo poi cambiarlo subito se cade in disgrazia. Via uno l’altro, come la coda alle poste. La militanza fa grado, altro che la capacità! Accade in politica ma, ahimè, anche nel giornalismo spesso. Ma lasciamolo dire ancora a Giusti, con le sue “attuali” parole ultra duecentenarie:
“Tacete, tacete;
lasciate il reame,
o bestie che siete,
a un Re di legname.
Non tira a pelare,
vi lascia cantare,
non apre macello
un Re Travicello”.
Insomma non fa nulla a parte parlare. Come adesso.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com
precedenti editoriali:
https://www.stedo.ge.it/?p=19202 (San Pier d’Arena zona per bene)
https://www.stedo.ge.it/?p=19185 (Settembre, andiamo)
https://www.stedo.ge.it/?p=19123 /Superato il limite mega rissa)
https://www.stedo.ge.it/?p=19043 (L’editoriale va in vacanza)
https://www.stedo.ge.it/?p=18999 (La ripresa non c’è)
https://www.stedo.ge.it/?p=18935 (Fate l’amore non la guerra)
https://www.stedo.ge.it/?p=18856 (Mondo meglio di come appare)
https://www.stedo.ge.it/?p=18630 (Brescello, Italia che piace)
https://www.stedo.ge.it/?p=16511 (Peppone e Don Camillo)

2 pensieri riguardo “Da Sant’Ambrogio al Re Travicello, l’editoriale del direttore propone Giuseppe Giusti, poeta di 2 secoli fa. Oggi sarebbe un inviato

  • 14 Settembre 2015 in 14:18
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    Dino, proprio un pezzo coi fiocchi! Bella e rigorosa l’idea del confronto con l’oggi che stiamo vivendo! Ti immagino seduto sulla poltrona che fu sua, del Giusti intendo, a… cogitare proprio su questo odierno editoriale! Purtroppo – e lo affermo con cognizione di causa – la Scuola ha dimenticato e messo da parte un poeta come il Giusti e pensare che un tempo “Sant!Ambrogio”, che era ed è una storica lezione di vita, si studiava “tutta” a memoria! O tempora! O mores!

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    • 15 Settembre 2015 in 08:04
      Permalink

      Grazie caro Benito. Hai ragione: purtroppo la scuola non punta abbastanza su questo tipo di cultura che è la vera cultura. Oggi si pensa che saper usare il computer e parlare inglese sia l’esigenza intellettuale più importante, mentre invece è formativo per il conoscere ed il saper ragionare, come null’altro, lo studio dei classici, dei poeti.
      d.f.

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