Ipotassi, paratassi e… foto erronea

poggioA “Genova 3000” senza acrimonia: le “16 righe di giornale tutte di fiato, senza un punto di sosta”, se scritte su un protocollo per un tema risulterebbero, sì e no, due righe e mezza! E poi, mio caro chiosatore, prima di giungere al punto di sosta, si contano ben dieci pause intermedie che danno agio e respiro al lettore che le rispetti, senza farlo giungere al termine… senza fiato o col fiato grosso. Trattasi, questo sì, di pensiero complesso come esige la saggistica “ipotassi”, cioè l’esprimersi per subordinazione, ben differente dalla giornalistica “paratassi”, procedimento che favorisce l’esprimersi per semplice accostamento e coordinazione delle frasi. Comunque devo esser grato, anzi son sinceramente grato, al solo e unico che – elogiandomi (?) e “classificandomi” come mai nessun altro prima d’ora – m’ha definito “fiore all’occhiello”, per giunta chiosando ch’ìo “rappresento la cultura”. Oddìo, troppa grazia! E quale immane e immeritato onere su di me! Il commento che mi riguarda è da considerare elogio o censura? Chiosatore caro, ma davvero presumi – e solo sulla base d’un mio esclusivo articolo – che nei moderni Licei non sia cambiato nulla? Premetto, a mia tutela, ch’io non ho la pretesa d’essere un modello di stile, per così dire, “liceale”. Chiarisco, semmai, che la mia carriera di insegnante s’è svolta sulla base di “punteggi”, “classifiche” e “graduatorie”… nelle quali – con la differenza anche di un solo centesimo tra un candidato e l’altro – si potevano elencare fino a 100 (leggasi: cento!) persone comprese in un solo punto! Lapalissiano, quindi, ch’io non ami né abbia mai amato punteggi, in particolare graduatorie e classifiche. Eppure, sappiasi, che quale membro in Commissioni di abilitazione e concorsi a cattedre per l’insegnamento, nonché come presidente agli esami di Maturità, ne ho dovuto predisporre e compilare a decine con la massima e puntuale attenzione… ai centesimi di punto, appunto! Sarà per questo che nella mia annosa carriera di docente (in ispecie al Mazzini & al D’Oria), lo ammetto con tutta la deferenza e con tutto il rispetto per chi (a volte per necessità) opera in tal senso, ho sempre evitato di assegnare punteggi, stilare graduatorie e fare classifiche. Di ogni alunno in sé e per sé, sia chiaro, riconoscevo il valore e valutavo la resa, ma accettavo (vorrei si capisse la metafora!) tanto le caraffe, quanto i bicchieri e i bicchierini purché… ognuno contenesse fino all’orlo quanto poteva contenere: e, una volta pieni, il bicchierino valeva quanto un bicchiere o una caraffa. Un buon consiglio da parte mia: si lascino perdere e si abbandonino punteggi, graduatorie e classifiche; si presti invece molta più attenzione a “postare” (si dice così?) la foto giusta. Con tutta la simpatia per il bello stile giornalistico, conciso e paratattico. (P.S.: La foto errata è stata prontamente sostituita!)
Benito Poggio

(nella foto il vero Benito Poggio)

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