L’Europa dei caloriferi e Genova del benzene che non c’è… ritorna l’editoriale del sabato del direttore

Su insistenza di molti, torno a scrivere il solito editoriale “sabatino”, onorando un appuntamento con i lettori mancato per alcune settimane per impegni, iniziative e trasferte, in parte dovute anche ad incontri con i colleghi in questo drammatico momento per l’editoria, ed a risolvere problemi personali causa crisi, che sono comuni alla maggioranza degli italiani. Tutto ciò non mi impedisce di osservare lo scenario di una politica in molti tratti persino squallida oltre che inefficiente, in mano a politici, tecnici, burocrati, esperti o pseudo tali, che sembrano vivere in un’altra Italia che noi, gente comune, non scorgiamo neppure all’orizzonte. Altro che un fil di fumo che un bel dì vedremo. Hanno stipendi per cui la crisi proprio non la possono sentire e paiono vivere nell’ovatta di un Nirvana lontano dalla massa enorme degli italiani. Ma anche degli europei.
Io, grande sostenitore da sempre dell’Ue, sono sbigottito e, talvolta, penso addirittura di sognare. Anzi avere gli incubi.
L’Europa che tremare il mondo fa, quella conclamata dalle grandi menti che l’hanno pensata e che avrebbe dovuto superare gli Usa, è quella che sta soccombendo e si sta facendo comprare dal Terzo Mondo. E’ quella che impone di sostituire le prese elettriche, le valvole ai caloriferi, di mettere “a norma” (che bella frase!) tutto ciò che ha funzionato benissimo fino ad oggi e continua a funzionare. Alta e nobile missione per la quale le famiglie già povere, gli imprenditori ex benestanti e grandi lavoratori, i cassintegrati, i pensionati, già in lotta con bollette carissime, cibo con prezzi alla stelle, dovranno sborsare almeno mille euro a famiglia senza capire a che serve tutto ciò. Anzi è inutile. Ah no! Mi replicherà qualche altissimo Solone della demagogia: sicurezza, risparmio energetico, qualità di vita. Quale? Quella che te la lima ed accorcia causa stress di rinunciare a tutto per far fronte a queste spese insulse, per cose che Dio solo sa (e forse neppure lui) e non si comprende come possano essere partorite e da chi? E che dire, vedendo nel microcosmo della nostra Genova, la testardaggine di chi vuole mandare al macero le vecchie auto e molte moto salvifiche della viabilità, in una città dove c’è vento, mare, bollino verde dell’aria, affermando di voler combattere, in questo modo, l’inquinamento? I ricchi, quelli che hanno suv e similari, scooter e moto di ultima generazione, ringraziano. Avranno più spazio in una città dove molti, soprattutto fasce deboli e chi non ha i soldi per acquistare un’auto o moto nuova, dovrà viaggiare su bus pubblici che definire tale è coraggioso e dove ci si deve acrobaticamente tenere a maniglie in aria agguantabili basta essere palestrati ed alti. E i vecchietti, piccoli e minuti? Le donne? E mezzi riservati a chi ha molto tempo vista velocità e frequenza. Decreto anti smog che scatterà in estate quando la città si svuota e chi resta o non ha soldi per andare in vacanza, o deve lavorare o ha altri problemi.
E questa è una giunta di sinistra, che guarda ai più deboli?
E la destra, quella che sta all’opposizione da sempre sotto la Lanterna e si fa paladina di difenderla da chi la governa, urla contro i nomadi, definendolo incapace chi sta a Tursi, dov’è? Quali sono le “dure” iniziative a contrasto? Come fa il suo “mestiere” di opposizione, se lo fa?
Sfido gli uni e gli altri ad un pubblico dibattito, dove e quando vogliono. Io giornalista orgogliosamente di strada, che vivo in mezzo alla gente e vivo tanti e tanti settori quotidianamente, essendo persino il mio primo fornitore di notizie. Purtroppo con i capelli imbiancati ma anche segno di un lungo (ed intenso) vissuto.
Non credo che il guanto sarà raccolto. O meglio la replica sarà l’ennesimo decreto-diktat da maestri di vita che giungerà dai bei Palazzi del potere dove hanno sede i loro eleganti uffici, dentro i quali temo non arrivino le grida di dolore della gente comune, nella cui categoria voglio essere iscritto, essendone partecipe orgoglioso.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com

precedenti editoriali:
http://www.dinoframbati.com/6%20feb%20editoriale.html
(In viaggio quando non si viaggia più)
https://www.stedo.ge.it/?p=20384 (Italia, Genova, San Pier d’Arena)
https://www.stedo.ge.it/?p=20323 (Burocrazia che ruba la vita)
https://www.stedo.ge.it/?p=20265 (Buon 2016)
https://www.stedo.ge.it/?p=20162 (Banche ed Europa)
https://www.stedo.ge.it/?p=20109 (L’Italia vera)
https://www.stedo.ge.it/?p=20007 (La Fortuna)
https://www.stedo.ge.it/?p=19981 (La violenza sulle donne)
https://www.stedo.ge.it/?p=19885 (Allons Enfants)
https://www.stedo.ge.it/?p=19472 (Cellulari e caminetto)
https://www.stedo.ge.it/?p=19662 (In crociera con i bimbi)
https://www.stedo.ge.it/?p=19229 (Il Giusti poeta e giornalista)
https://www.stedo.ge.it/?p=18935 (Fate l’amore non la guerra)
https://www.stedo.ge.it/?p=18856 (Mondo meglio di apparenza)
https://www.stedo.ge.it/?p=18630 (Brescello, Italia che piace)
https://www.stedo.ge.it/?p=16511 (Peppone e Don Camillo)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.