Nessun allarme Pubbliche Assistenze, a Genova funzionano bene. Forse i problemi li ha, invece, la burocrazia

Talvolta l’informazione, i titoli o la lettura superficiale delle notizia induce in errore e crea allarmi ingiustificati. E’ probabilmente il caso di quanto ha messo in ansia stamattina molti genovesi circa la corretta funzionalità delle Pubbliche Assistenze che sarebbero, in buona parte, fuori legge. E vista la funzione essenziale che svolgono sono sorti molti interrogativi anche inquitanti presso l’opinione pubblica. A replicare in maniera chiara è stata Anpas Liguria, che raggruppa tali sodalizi e che ha emesso un comunicato chiarificatore. A monte della presunta problematica, spiega l’associazione, c’è stata quella che viene definita una cattiva comunicazione da Regione Liguria ed Aziende Sanitarie. Riferiamo volentieri il caso ed in dettaglio, dal momento che sono giunte molte segnalazioni e richieste di spiegazione da lettori un po’ da tutta la regione. “Il Comitato Regionale dell’Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze – afferma la nota Anpas – si pronuncia con determinazione rispetto al tema dell’adeguamento delle Pubbliche Assistenze ai requisiti chiesti dalla Regione Liguria e in particolare sui termini negativi utilizzati da alcuni media che agli occhi dei lettori possono risultare preoccupanti o allarmanti nei confronti del servizio reso alla cittadinanza”. Precisando come non ci sia alcun allarme “per la salute delle persone”. “I mezzi, le attrezzature e la qualificazione del personale – sottolineano le Pubbliche Assistenze – non sono in discussione. I servizi di trasporto e soccorso sanitario proseguono secondo corrette modalità e nel rispetto dei protocolli operativi. Le attrezzature e gli apparati elettromedicali sono sottoposti ai dovuti controlli periodici mediante contratti che Anpas Liguria stessa ha sottoscritto con aziende autorizzate e con gli stessi produttori. Le problematiche che hanno causato un rinvio all’inserimento di alcune Pubbliche Assistenze nell’elenco dei soggetti autorizzati dalla Regione Liguria sono prevalentemente legate a questioni strutturali delle sedi. Molte sedi sono di proprietà pubblica, mancano o non sono disponibili documenti (per esempio certificati di abitabilità/agibilità) oppure è necessario provvedere l’adeguamento di alcuni spazi o impianti, non sempre di immediata realizzazione (per esempio sufficienti spazi adibiti a spogliatoio, la presenza di una ventola di aerazione, altro”. E rigettano con forza il termine “fuorilegge” che ha significato ben diverso nell’accezione comune ma anche sul dizionario. “Termine impropriamente utilizzato”, sostiene la nota che assicura: “stiamo completando con fatica e con risorse economiche reperite esclusivamente dalle associazioni, un percorso di adeguamento alle recenti normative emanate nel 2014. Un iter articolato durato oltre un anno durante il quale le aziende sanitarie molto spesso non hanno dato puntuale informazione degli adempimenti che le associazioni dovevano porre in essere per risultare in regola. Nonostante queste carenze, i volontari delle pubbliche assistenze ANPAS proseguono il loro quotidiano ed essenziale impegno a sostegno dei cittadini e sono inoltre impegnati nella risoluzione, entro il 1 giugno 2016, dei problemi che hanno determinato questa situazione. Ci aspettiamo maggior collaborazione delle competenti aziende sanitarie che, a distanza di 15 giorni dall’assunzione della delibera, non hanno ancora comunicato alle associazioni le motivazioni che hanno determinato la temporanea esclusione dall’elenco pubblicato”. Ed il presidente Anpas Liguria Lorenzo Risso accusa la Regione e denuncia “l’inerzia con cui ha governato questo delicato processo. È dal mese di luglio 2015 che Anpas Liguria chiede con insistenza all’assessore Viale un confronto sul futuro assetto del sistema di soccorso e trasporto sanitario territoriale, senza ricevere alcuna risposta in merito. Non è con queste modalità che si costruisce correttamente la partecipazione del volontariato organizzato al servizio sanitario regionale né se ne valorizza l’insostituibile apporto per la tutela del diritto alla salute dei cittadini.” Al di là di tutto ricordiamo l’opera meritoria e volontaria e le molte vite umane salvate dall Pubbliche Assistenze. Piuttosto ricordiamo come l’Italia sia una nazione delle mille e più regole e dai politici spesso inadeguati al ruolo ed alle competenze. Tutto ciò, nel tempo e come più e più volte abbiamo denunciato, ha portato questo Paese a retrocedere nel mondo, diventare una repubblica fondata sulla burocrazia a discapito della sostanza vero e del buon lavoro. Le regole siano certe, di buon senso e precise. Nelle Pa come nel fisco e come in tutto il resto e sarà più facile seguirle. E l’informazione, tutti noi che facciamo informazione, più che il sensazionalismo cerchiamo di lavorare con competenze e conoscenza. A fare sensazionalismo ci sta già pensando già chi ci governa…Concludiamo con una nota positiva per la nostra San Pier d’Arena. La Crice d’oro di via della Cella è tra quelle “ok”. Sodalizio vanto per la delegazione e Genova, storica e tra le più antiche della città.
Dino Frambati

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