Morti, case crollate e i nostri cuori spezzati, siamo tutti con le vittime del devastante terremoto in Centro Italia

Credo che non ci sia italiano, questa mattina, che non provi una stretta al cuore e dolore profondo per quel disastro terribile, per quel mostro sotterraneo che si è svegliato quando tutti dormivano, che ha colpito al cuore la nostra Italia, nel suo Centro, quasi spezzandola a metà. Alluvioni, terremoti, incendi boschivi. Siamo un Paese fragile, esposto agli eventi nefasti di Madre Natura. Incontenbili e cui abbiamo dato una mano dimenticandoci, dov”era possibile, di fare prevenzione adeguata a tanta debolezza di terriorio. Gli esperti ci diranno cos’è accaduto alle tre e mezza del mattino a quattro chilometri sotto il suolo nella fascia mediana della nazione. L’ipotesi avanzata da sempre è l’Africa che spinge a Nord e quasi fa “ruotare” la nostra Italia, stretta tra mare e monti, coste, golfi, ma anche Alpi ed Appennini. Uno scenario geografico che incanta e forse non ha pari al mondo ma che talvolta diventa, proprio per questa stupenda orografia, maligno. Intanto però contiamo i morti, poi i danni. Enormi con tanta gente che, se ha salvato la pelle, ha perso tutto, casa, oggetti cari. Ha perso comunque una parte di vita che non ritroverà mai più, nè avrà mai più. Abbiamo una Protezione Civile che è splendida e sarà all’altezza della situazione. Ci auguriamo che altrettanto avvenga per il mondo della politica. Sapranno i nostri ciarlieri e fini dissertatori di riforme costituzionali gestire i drammi umani della gente? Che sono quelli che fanno la vita di ogni giorno e la vita dei singoli, primaria. Perchè è l’uomo il centro di tutto, la singola persona con i suoi affetti, il suo animo, la sua quotidianità. Non lo so e dubito che siano all’altezza. Noi italiani siamo pronti e solidali com le vittime dell’ennesimo terremoto che si è abbattuto sul suolo nostrano e pronti a dare tutti qualcosa per chi ha perso tutto. Non possiamo restituire le vite perdute, quello no, purtroppo. I bambini che non avranno più il tempo di crescere. Ma la proposta primaria è di trovare risorse abbassando per qualche anno di una certa percentuale gli stipendi pubblici di livello: politici di professione, tecnici, professori, burocrati, dirigenti super pagati. Molti dell’elenco spesso pure inutili e magari anche incapaci. Pensino a chi non ha nulla, loro che hanno stipendi da favola e che vivrebbero benissimo anche con il 10, 20 per cento in meno o anche con percentuali persino ancor più alte nel diminuirne gli emolumenti. In tutto ciò abbracciamo quei paesi e paeselli fino ad oggi sconosciuti alla maggioranza degli italiani ma dove chi è passato qualche volta nella vita ne è rimasto incantato. La nostra bella Italia, la nostra bella gente. Scrivo con le lacrime agli occhi, apprese poche e prime notizie e quindi con margini di errore alti. Ma scrivo con il cuore, tutto il cuore, quello si e che non sbaglia mai quando c’è dolore. Sicuro di interpretare il pensiero di tutti voi, cari lettori o visitatori di questo sito. E riprenderò l’argomento lunedì prossimo, nel mio editoriale televisivo consueto, a Telegenova.
Dino Frambati
www.dinoframbati.com

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