Un delizioso Donizetti “napoletano”

teatro-socialeUn padre despota che destina la propria figlia ad un buon partito, mentre lei ama, naturalmente riamata, un giovane garzone senza il becco di un quattrino… Questa la non proprio complicatissima vicenda (naturalmente a lieto fine) di Olivo e Pasquale, melodramma gioioso in due atti di Gaetano Donizetti, su libretto di Jacopo Ferretti, opera inaugurale del “Festival Donizetti di Bergamo”, andata in scena al Teatro Sociale di Bergamo. Diciottesimo titolo del ricco catalogo del compositore, vide la sua prima rappresentazione il 7 gennaio 1827 al Teatro Valle di Roma, subendo nel corso del tempo diversi ritocchi ed aggiustamenti, fino ad una nuova versione andata in scena al Teatro Nuovo di Napoli il 1° settembre dello stesso anno. Ed è a questa edizione che abbiamo assistito, riportandone una più che lusinghiera impressione. Musicalmente piacevolissima, anche se a tratti legata a momenti chiaramente rossiniani, decisamente d’effetto gli esiliranti recitativi in dialetto napoletano, autentico valore aggiunto dell’opera. Uno spettacolo ben confezionato in ogni sua componente: dalle originalissime scene e coloratissimi costumi firmati da Sara Sarzi Sartori, Daniela Bertuzzi e Arianna Delgado, alla maliziosa ma sobria regia a cura di Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi, divertentissima ma mai sopra le righe. Brillante la direzione d’orchestra di Federico Maria Sardelli, che aveva a disposizione un’ottimo giovane ed affiatato cast: da Bruno Taddia, ottimo Olivo, a Filippo Morace, esilirante Pasquale. Da Laura Giordano, deliziosa quanto maliziosa Isabella, a Pietro Adaini, convincente Camillo. Perfettamente all’altezza gli altri protagonisti: Matteo Macchioni (Le Bross), Edoardo Milletti (Columella), Silvia Beltrami (Matilde) e Giovanni Romeo (Diego). Al termine prolungati e meritatissimi applausi per l’ennesimo gioiello donizettiano ritrovato.

gb 

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