“La necessità aguzza l’ingegno”: questo antico adagio popolare ben si addice al Teatro Verdi di Pisa dove, ogni volta a cui assistiamo agli spettacoli messi in scena, se pur tra le mille difficoltà odierne, ne riportiamo sempre una più che lusinghiera impressione. Così è stato anche stavolta, assistendo ad una rappresentazione dell’insolito trittico composto da Sancta Susanna di Paul Hindemith, Suor Angelica e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini. Opera di rarissima esecuzione, Sancta Susanna, andata in scena per la prima volta all’Opernhaus di Francoforte il 26 marzo 1922 – la cui trama che narra i turbamenti carnali di una religiosa, incontrò non poche difficoltà con la censura – con la sua esesperante intensità si colloca, a pieno titolo, come ottimo esempio di quell’espressionismo che cercò di lottare contro la greve atmosfera della Germania del tempo carica di minacciose tensioni. Ancora abiti monastici per il secondo titolo, Suor Angelica: opera di tecnica impeccabile, ha forse il suo punto debole nella fragilità della trama e nell’assenza di drammaticità conflittuale (se si eccettua la scena magistrale dell’incontro tra la protagonista e la zia principessa), altisimo momento musicale del compositore lucchese. Uscendo dai conventi incontriamo il protagonista del terzo titolo, Gianni Schicchi, dove moderna commedia e tradizione antica si intrecciano strettamente in quest’opera di Puccini. Lo spunto venne trovato nel XXX canto dell’Inferno, dove nell’ottava bolgia, Dante immagina i falsari di parole, di persone e di monete. Spettacolo decisamente piacevole, ha visto nell’intelligente sobrietà del suo insieme un autentico punto di forza: dalle versatili scene a cura di Emanuele Sinisi, coadiuvate dalle luci di Michele Della Mea, alla regia, mai sopra le righe, firmata da Lorenzo Maria Mucci. Coinvolgente ed intensa la direzione d’orchestra di Daniele Agiman e pienamente convincenti tutti i protagonisti, tra i quali citiamo Elisabetta Farris (nella duplice veste di Susanna e Suor Angelica), Sumie Fukuhara (Klementia e zia principessa) e Giulia De Blasis (Lauretta). Tra i numerosi interpreti uno su tutti, l’istrionico Sergio Bologna, nei panni dello Schicchi, oggetto di prolungate ovazioni finali.
gb