Addio a Fidel: anche il Gazzettino Sampierdarenese nel 2016 ha ricordato lui e la sua Cuba

fidel_webQuesto 2016 si è portato via un’altra icona rivoluzionaria novecentesca. Di Fidel Castro Ruiz, figura che non ammette giudizi mediani, morto il 25 novembre alla veneranda età di novant’anni, 58 dei quali passati al vertice della sua Cuba (anche se da un decennio il potere era formalmente passato al fratello Raul), il nostro periodico si è di recente occupato, nel numero di aprile, in un reportage di chi scrive su un viaggio nell’isola posta di fronte a una svolta epocale. Nell’Isola alla quale per primo approdò un Genovese d’altri tempi, il 28 ottobre 1492, durante il viaggio di scoperta del Nuovo Mondo, definendola “la più bella che abbiano mai visto occhi umani”. Quell’isola da sogno, rigogliosa e immersa in un’eterna estate, oggi è in lutto. Oggi tacciono i conturbanti ritmi afrocubani. Quale sarà la sua sorte? Che ne sarà della ripresa delle relazioni diplomatiche con gli USA dopo 55 anni di embargo ora che a Barack Obama sta per succedere Donald Trump? Raul Catro, 85 anni, lascerà il governo ai giovani senza tradire la Rivoluzione? Continuerà il doppio corso della moneta? Il CUC, pari a quasi un euro, è la moneta degli stranieri (gli isolani usano il CUP). Lo stipendio mensile medio è di 12 CUC. Ma un litro di benzina ne costa 1,40. Lo Stato sostiene le famiglie con la libreta, tessera annonaria che dà diritto a generi razionati. Le condizioni dei Cubani non sono esaltanti per noi Europei. Ma migliori rispetto a quelle di molte altre realtà latino-americane in cui dominano miseria, ignoranza, malattie. A Cuba tutti, pur se dotati di poco, hanno un tetto sulla testa. Molti si ‘arrangiano’, ma l’accattonaggio è raro, come i crimini. Anche le ‘fidanzate a tempo’ (le ‘jineteras’) lavorano con discrezione. C’è un sistema previdenziale che manca in molti Paesi in via di sviluppo. L’analfabetismo è stato vinto. La scuola è un diritto-dovere ed è gratuita (anche l’Università). Come la sanità, di buon livello. La cultura è centrale nei mass media. Ma la televisione (di Stato) e i rari giornali (il principale è Granma, organo del partito unico) fanno prevalere toni patriottici. E Internet ha costi proibitivi. Quello raccontato ad aprile è stato un viaggio nell’Isola più vera, lontano dalle conigliere per turisti tipo Varadero (forse la principale industria del Paese). Che ne sarà ora di questa Cuba, ultimo Stato comunista sopravvissuto in Occidente? Le visite del papa, gli storici accordi di pace tra Obama e Raul e ora la morte del Comandante Fidel hanno riportato l’isola ribelle al centro dell’agenda politica internazionale. Raul da anni indirizza una società in cui lo Stato è onnipresente verso graduali liberzalizzazioni dell’attività d’impresa. Si è così costituita una classe borghese formata soprattutto da chi tratta con i turisti gestendo locali, affittando loro la casa, trasportandoli. I più ricchi vivono nei quartieri moderni dell’Avana, ma per ora preferiscono non apparire. Tutti qui desiderano la fine del blocco economico esterno non meno che di quello interno, fatto di burocrazia immobilista. Intorno all’Ambasciata USA però tutto ancora scorre come prima. Per le strade non si vedono pubblicità, ma i consueti murales rivoluzionari. Né si vedono gringos statunitensi. Circolano sempre le stupende e immortali auto USA anni ’50. Aldilà dei discorsi ufficiali, l’embargo non è ancora finito. Anche le rivoluzioni camminano sulle gambe degli uomini. E invecchiano con loro. Un ciclo durato sessant’anni si è chiuso. Questa Cuba è giunta a oggi superando ogni avversità, compreso il crollo del blocco sovietico. Fidel, sopravvissuto a oltre 600 attentati e a quasi tutti i compagni che con lui resistettero nella Sierra Maestra e sconfissero il dittatore Batista, è ora nella storia. Nel mito, invece, rifulge la stella del Che, icona mondiale dell’eroe giovane e bello. Paradossalmente, però, per realizzare il loro sogno contro i despoti che abbattono, le rivoluzioni si convertono in regimi.¬ Riuscirà Cuba, dove il sogno non è mai divenuto piena realtà, ma neanche incubo, a democratizzarsi senza tornare a essere una colonia USA e senza svendere le sue conquiste sociali? “Condannatemi, non importa: la storia mi assolverà”. Così nel 1953 sfidò i suoi giudici Fidel incarcerato nelle prigioni di Batista.Varrà ancora questa massima?
Marco Bonetti

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