Il danneggiamento alla SPI-CGIL di Via Stennio, vandalismo o attacco fascista?

Durante la notte tra il 24 e il 25 ottobre si è verificato anche qui a San Pier d’Arena un episodio che pare assumere contorni molto simili a quanto è già accaduto a Roma con l’attacco alla sede del maggiore sindacato italiano, la CGIL, sicuramente ad opera di neofascisti che i filmati hanno chiaramente identificato come tali, peraltro con numerosi precedenti. La sede SPI-CGIL di Via A. Stennio è stata danneggiata con colla sparsa su serrature e maniglie, nonché lancio di uova e lacerazione del manifestino che inneggia al 25 Aprile 1945. Abbiamo parlato con i responsabili esprimendo la solidarietà del nostro giornale e condannando il fatto, constatando che la loro attività sociale continua regolarmente senza alcun cedimento a questo tipo di intimidazioni. La dinamica del danneggiamento e le sue modalità fanno chiaramente pensare ad una azione squadristica, ci hanno detto i responsabili che abbiamo incontrato, inserita nel clima esistente nel paese da molto tempo e tristemente confermato dai recenti fatti di Roma nonché dallo show perpetrato durante una partita di calcio all’Olimpico durante la quale un personaggio notissimo ha palesemente salutato “romanamente” con il braccio teso mentre diversi giovani tifosi laziali inneggiavano al duce del fascismo. La possibilità che questo fatto nostrano rientri tra i “normali” vandalismi di qualche squilibrato appare assai remota, mentre la tesi del filone squadristico trova conferme proprio nelle modalità tipiche di chi non sa esprimere il proprio pensiero se non attraverso atti violenti. E’ dunque importante che si vigili costantemente per evitare che queste cose si ripetano, tenendo anche conto del fatto che i facinorosi trovano sempre più spesso “sponda” in pareri negazionisti di quanto è successo con fascismo e nazismo. E’ il tentativo di cancellare o mitigare quanto la Resistenza ha fatto per la nostra libertà ed è scritto nella Costituzione, della cui saggezza possono usufruire anche quelli che si riconoscono tuttora nelle idee che portarono l’Italia al disastro.

Pietro Pero

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