L’editoriale del direttore. Lunedì, primo settembre…

Lunedì è il primo giorno di settembre di questo difficilissimo 2014. Inizio mese storicamente dedicato alla ripresa dopo le vacanze. Vacanze che però, quest’anno, non sono state certo simili a quelle degli scorsi. Per non parlare di un decennio fa, quando in città era il vuoto mentre si riempivano spiagge, alberghi, seconde case, treni ed autostrade. Oggi, a raccontarlo ai giovani, è una favola, bella come quelle che ci raccontava la mamma e a lieto fine. Iniziamo il mese celebrato tanto bene da D’Annunzio in una situazione che definire drammatica è un eufemismo. Economicamente siamo distrutti e non c’è Salva Italia che tenga per risollevare questo Stato in coma. Allora, chiederete, siamo destinati a miseria e catastrofe economica? Lo spettro c’è – rispondo – ma conoscendo il genio italiano, mi auguro che, al “novantesimo”, ci si salvi. Il problema che temo maggiormente è che gli italiani, solitamente mai domi, sempre ricchi di inventiva e capaci di ribaltare situazioni impossibili, questa volta sembrano quasi rassegnati, incapaci di reagire non avendone volontà. E questo potrebbe essere causa di sconfitta. Del resto mi rendo conto che le leve del potere sono in pessime mani; una minoranza di nomenklatura di bassissimo livello, grande incapacità e totale inesperienza. Nessuno si offenda ma, se da una parte, in strada, vedo un’Italia vera ed in affanno serio, dall’altra quella dei Palazzi romani e similari che ben conosco, vive su un altro pianeta ed in un’altra nazione. Lo spettacolo offerto dal mondo dei media attraverso il quale il cosiddetto Potere si mostra e spiega al popolo sovrano di nome ma che non conta nulla di fatto, è miserando e penoso. A partire dai miei colleghi super schierati e strapagati; un minoranza minuscola negli oltre centomila giornalisti italiani pagati un nulla, che “edoce” dagli schermi o dalle prime pagine dei giornali con ruoli di opinionista che mi chiedo chi mai glieli abbia dati. Parlano dimostrando di non sapere nulla di nulla; di essere teorici, manichei, imbottiti da cultura preconfezionata e teorica. Della vita pratica, delle astanterie di pronto soccorso, dove nasce il buon cronista e quindi il buon giornalista, non sanno nulla. Giorni fa un noto collega si è definito in tivù, con rabbia ed urlando contro un politico che lui era un “bravo” giornalista….Mi è venuto da ridere. Per questione di stile non faccio il nome; prima o poi so che lo incontrerò e lo sfiderò a farci un giretto a Canicattì e divertirci, nell’arco di una giornata, a chi trova più e migliori notizie. Dei politici e degli imprenditori di alto lignaggio italiano mi sono stufato di dire: rendite di famiglia; ricchezze smisurate in banca e giochi di potere intrallazzoni nei corridoi dei partiti….Ecco, almeno per grande parte, chi decide dei nostri destini. C’è da sperare con costoro di uscire dalla crisi dei negozianti che chiudono e si suicidano? Di cassintegrati, esodati, pensionati da 500- 800 euro al mese? La realtà è che da decenni si fanno regole e regolette, leggi demenziali che hanno costretto tutti noi e diventare ragionieri e controllori di noi stessi, con demagogie populiste che, per una seggiolina, concedevano quello che non ci si poteva permettere. Tutto ciò ha demolito l’Italia della sana economia, nata nel dopoguerra grazie al lavoro tenace e che non conosceva feste e vacanze dei nostri padri. Altro che un mese di ferie! A recuperare questi danni ci vogliono anni, forse decenni, non quattro decreti governativi o 80 euro al mese in più, in busta paga a qualcuno. E che dire dei diritti dei lavoratori italiani, tanto sudati, quanto ora stracciati dal trasferimento dell’azienda nel Terzo Mondo o Est europeo dove i lavoratori non hanno diritti e vengono sfruttati, pagati un pugno di dollari, tanto per evocare il titolo di un notissimo film? Occorre mutare registro; avere il coraggio di dire la verità: chi lo ha governato finora ha distrutto l’economia del Paese che gli italiani avevano creato e salvato. Colleghi tromboni, politici incapaci, burocrati inutili, industriali corruttori fatevi da parte: la barca affonda ed occorre strappare di mano il timone a chi lo sa appena manovrare in acqua calma. La tempesta è forza 9. Qua ci vuole gente che parli al paese il linguaggio opposto a quello dell’ipocrisia; che crollino i diritti acquisiti dei pensionati d’oro, degli stipendiati pubblici di milioni di euro. Il ceto medio è stato distrutto, la classe operaia è all’inferno. Il low cost impera perché se in Italia c’è chi urla sui diritti dei lavoratori, gli stessi non si indignano parimenti su chi è sfruttato in Paesi terzo mondisti…ma quale senso di giustizia sociale è questo? Perché non si blocca con adeguati dazi doganali la merce che arriva da chi gli operai li fa morire di lavoro all’estero? In questo modo la nostra produzione, di qualità e non schifezza come quella detta prima, tornerebbe a fare mercato, molte aziende riprenderebbero i cicli produttivi e i posti di lavoro tornerebbero tali. Ma chi glielo dice a politici, sindacalisti e colleghi miei al caldo delle redazioni che occorre usare questi sistemi? Capirebbero? O avrebbero timore per il loro orticello? E ai parlamentari e senatori in numero tanto alto in Italia come in nessun altro posto del mondo? Come si fa a spiegare che le ricchezze devono essere concesse “in primis” a chi lavora e non a chi parla dicendo, oltre tutto, cose in gran parte sbagliate?
Dino Frambati

Un pensiero su “L’editoriale del direttore. Lunedì, primo settembre…

  • 31 Agosto 2014 in 07:34
    Permalink

    Caro Direttore,

    Non vorrei che veramente Ti fossi materializzato in una Cassandra . Ma anche questo Tuo editoriale non posso che condividerlo.
    E’ vero , sembra di essere distanti anni luce da quando ragazzi il mese di settembre rappresentava spensieratezza per coloro che erano ancora in vacanza fuori città o per coloro che non avendo possibilità si divertivano a giocare a pallone anche nelle vie della delegazione .
    Ora noto che la spensieratezza e’ svanita sia tra coloro che sono rimasti in città’ ma anche tra quelli che le vacanze le hanno fatte e si apprestano a rientrare. Il minimo comune denominatore e’ rappresentato dalla seguente affermazione “al rientro ci aspetterà un autunno caldissimo sia da un punto di vista occupazionale che da quello delle manovre economiche che questo governo si potrebbe inventare (vedi patrimoniale) od interventi sulle pensioni ”
    Abbiamo assistito,a tale proposito nei gg scorsi, al balletto tra Ministro e Presidente del Consiglio nell’ affermare che vi potrebbero essere delle decurtazioni che con calcoli astrusi coinvolgerebbero una platea di diversi milioni di persone alfine di recuperare quanto necessario per : coprire i famigerati 80,00 € elargIti a dieci milioni di italiani, cercare di tamponare ( parzialmente) la falla degli ” esodati” ( ahinoi la legge Fornero !).
    Stiamo assistendo a fuochi d’ artificio giornalieri che abbagliano il cittadino … forse per stordirlo con annunci mirabolanti da parte dell’ incantatore di CSX dopo vent’anni di quello di CDX.
    Direi che tutto ciò ha avuto, e concordo nuovamente con Te, come conseguenza la distruzione del ceto medio e della classe operaia.

    Basta PIFFERAI MAGICI !!!!! Oggi abbiamo anche dovuto assistere alla visione del carretto dei gelati a Palazzo Chigi !!!! Siamo seri !!!! Non facciamoci prendere in giro, non lo meritiamo, poiché ci sono ancora molte persone responsabili che vogliono bene a questo paese !

    Roberto Cifarelli

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.